Visto che è stata appena “liberata” questo quadro di sicuro non guasta
A Roma le mafie sono sbarcate da tempo. Ma oggi gli investimenti mafiosi sono diventati scientifici. E poi Roma è sinonimo di potere. E così la Città Eterna è diventata la capitale anche per il crimine organizzato. Bisogna intendersi, però: le mafie del Terzo millennio non sono più quelle di una volta, coppola e canne mozze. «Già, perché le mafie sono cambiate. La mutazione genetica avviata negli ultimi dieci-quindici anni è ormai conclusa. E perciò le mafie si sono trasformate, hanno dismesso il livello militare, che ormai appaltano a organizzazioni-satellite, e sono entrate a pieno titolo nel mondo dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della politica». Così parla Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, autore di un libro illuminante («Roma mafiosa», Fazi editore) che condensa dieci anni di investigazione di alto livello.
Da qualche anno ci si interroga non tanto se le mafie siano attive a Roma, ma se la città sia addirittura in mano loro. Qualcuno ne è convinto. Come definire diversamente, infatti, il «Roma mafie tour» che si tiene giovedì mattina per il centro storico su un bus a cura dell’associazione antimafie da Sud? In 8 tappe, da piazza della Repubblica a piazza Bologna, passando per Ostia, Laurentino 38 e Tor Bella Monaca, l’associazione annuncia che il «giro turistico» toccherà i luoghi simbolo delle mafie di ieri e di oggi. A bordo garantiscono la presenza deputati, senatori, amministratori locali e rappresentanti di associazioni.
In effetti è lunga la sfilza di omicidi, ferimenti e intimidazioni che si registrano da un paio di anni a questa parte. È il segno che c’è in atto una guerra di mafia? Il procuratore Capaldo pensa di no. «E’ un errore che si basa su una rappresentazione ormai vecchia delle mafie. E’ innegabile che in città ci sia una recrudescenza di fatti di sangue, ma si spiega, secondo me, con le guerricciole cruente tra piccole e piccolissime organizzazioni che si contendono le piazze dello spaccio. Le mafie sono altra cosa. Pensano in grande, si sono tirate fuori dal livello militare. Ciò non toglie che la cultura di queste organizzazioni criminali sia sempre mafiosa. Quindi, quando qualche affare non va nel verso giusto, si passa subito all’intimidazione e si può arrivare anche all’omicidio. Ma in appalto».
A Roma le mafie sono sbarcate da tempo. Ma oggi gli investimenti mafiosi sono diventati scientifici. E poi Roma è sinonimo di potere. E così la Città Eterna è diventata la capitale anche per il crimine organizzato. Bisogna intendersi, però: le mafie del Terzo millennio non sono più quelle di una volta, coppola e canne mozze. «Già, perché le mafie sono cambiate. La mutazione genetica avviata negli ultimi dieci-quindici anni è ormai conclusa. E perciò le mafie si sono trasformate, hanno dismesso il livello militare, che ormai appaltano a organizzazioni-satellite, e sono entrate a pieno titolo nel mondo dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della politica». Così parla Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, autore di un libro illuminante («Roma mafiosa», Fazi editore) che condensa dieci anni di investigazione di alto livello.
