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Sarkofaghy

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La Francia sotterra il suo smantellatore

I francesi sostengono di essere dei monarchici-repubblicani. Amano considerare il proprio Presidente come un sovrano, rieleggibile una volta sola. Concepiscono il rapporto con le istituzioni come quello di citadini/sudditi che votano per qualcuno che regnerà pro tempore.
Difficile dire quanto ci sia di fondato in questa considerazione, fatto sta che da quando esiste la Quinta Repubblica, questo modello di presidenzialismo autoritario, ovvero da cinquantaquattro anni a questa parte, gli elettori hanno sempre confermato per la seconda volta il presidente uscente con una sola eccezione. L’unico a non essere stato rieletto al secondo mandato senza essere nel frattempo morto fu Valéry Giscard d’Estaing, il primo presidente-Trilateral. Quello che impose la „legge Rothschild“ che vietava allo Stato di battere moneta; quello che spostò nella direzione di una collaborazone atlantista la politica terzaforzista gollista; quello che attaccò la Libia; quello che decretò il „regroupement familial“ incoraggiando l’immigrazione.
Insomma il precursore e il modello di Sarkozy il quale, in più di lui, ha cavalcato le riforme antisociali e il ritorno sfrontato della Francia all’alleanza quartorepubblicana con Inghilterra ed Israele.
Pur di mantenerlo all’Eliseo i suoi protettori non hanno esitato ad eliminare Strauss-Kahn, il suo rivale favorito che tra i suoi obiettivi aveva la difesa dell’Euro dalla minaccia del Dollaro.
Poi, nel primo giorno delle presidenziali, è subentrata la strana strage „alla Breivik“ che consentì a Sarkozy di ottenere un balzo in avanti nelle intenzioni di voto e gli permise di colmare qualche distanza rispetto all’elettorato del Front National.
Ma ancora una volta un monarca che è andato contro corrente, che ha provato a snaturare la politica francese e a subordinarla ai potentati wasp, malgrado il prestigio dell’istituzione che riveste è stato clamorosamente ed eccezionalmente bocciato dagli elettori.
Hollande farà diversamente? Probabilmente no, anche perché egli, come pure Bayrou, appartiene al medesimo gruppo di potere del presidente bocciato, „Le club du siècle“ e malgrado le promesse elettorali proseguirà lo smantellamento sarkozista.
Gli effetti del cambio verosimilmente non si noteranno affatto ma la volontà popolare è chiara e quella va registrata opportunamente.
 

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