Un marchandising di tutto rispetto (tre milioni di consumatori), centinaia di migliaia di militanti del maligno (i tre quarti giovanissimi): queste le cifre delle chiese nere. Ma il vero problema le trascende, esse non sono che la manifestazione inquietante e un po’ folklorica della civiltà contemporanea.
Il fenomeno, preoccupante, è in qualche modo lo specchio di una società che si sconnette pezzo a pezzo. Le pulsioni sataniste sono figlie di quella corrosione spirituale che va sotto il nome di “seconda religiosità” e che sono proprie a tutte le epoche di decadenza e di relativa abbondanza. Il gusto satanista è determinato, anche, dal desiderio di una ribellione alle forme e di un rifiuto della gerarchia cui sottoporre l’io. Per gli Elleni il male era, infatti, “assenza di relazione”, ovvero incapacità di entrare in armonia e di darsi – ed accettare – la legge. Quest’assenza di relazione, sommandosi al desiderio sfrenato di far male e di farsi male, si cristallizza spesso nella teofania luciferina e nella sua esaltazione satanica.
