Una sindrome impalpabile, un farmaco discusso, la vecchia tentazione della psichiatria di ergersi a giudice della normalità sociale. Con questi ingredienti un farmaco di nicchia è diventato una pedina cruciale nella conquista del fiorente mercato del disagio psichico. Si tratta del Ritalin, calmante “per l’infanzia” che viene ormai prescritto a più del 15 per cento dei bambini statunitensi.

Un prodotto su misura
Messo a punto negli anni cinquanta, il metilfenidato – principio attivo del Ritalin – è stato usato per curare malattie rare come la narcolessia fino a quando non si è scoperto che poteva avere un effetto calmante sui bambini iperattivi, effetto definito paradossale considerando che il metilfenidato è una vera e propria anfetamina. Di pari passo con la diffusione del farmaco si è andata definendo una sindrome
nuova: i bambini con “l’argento vivo
addosso” si sono trasformati in portatori di un’alterazione biologica che impedisce loro di selezionare gli stimoli ambientali, di pianificare le proprie azioni e di controllare i propri impulsi. «Se non trattato» ha dichiarato a “Tempo Medico” Alessandro Zuddas, neuropsichiatra infantile del dipartimento di neuroscienze dell’Università di Cagliari e grande sponsor del Ritalin, «il disturbo compromette numerose aree dello sviluppo e del funzionamento sociale del bambino, predisponendolo, nelle successive età della vita, ad altre patologie psichiatriche o al disagio sociale: cioè all’alcolismo, alla tossicodipendenza, al disturbo antisociale di personalità». Niente paura: ora c’è la pillola capace di trasformare i bambini in scolari ubbidienti che, in un futuro, saranno adulti perfettamente integrati. Con queste premesse il successo commerciale del farmaco era assicurato. Fra il 1989 e il 1996 le prescrizioni di Ritalin sono cresciute del 600 per cento nei soli Stati Uniti, paese che oggi assorbe il 90 per cento della produzione mondiale di metilfenidato. Ecco quindi che nel 2000 la pillola miracolosa prodotta da Novartis sbarca anche in Italia con la benedizione della Commissione unica del farmaco (Cuf), «visto il ruolo del metilfenidato nel trattamento dell’Adhd e vista l’elevata incidenza di questa manifestazione in età pre-adolescenziale e l’assenza di farmaci alternativi».
La sindrome fantasma
Adhd sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome dell’ iperattività e dei disturbi dell’attenzione codificata nella bibbia statunitense del disagio psichico, il Dsm-4. Di criteri scientifici seri per distinguere fra vivacità e patologia, però, non ce ne sono e la sindrome di Giamburrasca rimane assai vaga. Mano a mano che la Società americana di psichiatria, che compila il celebre Dsm, allargava i criteri diagnostici entro i quali far rientrare l’Adhd, gli Stati Uniti si sono popolati di bambini con “difficoltà di stare al proprio posto”, “incapacità di tacere”, “impossibilità di occuparsi delle proprie cose”. Tutti afflitti da Adha e tutti curabili a colpi di metilfenidato. In Virginia, in Nord Carolina e nel Michigan, il 10-15 per cento dei bambini in età scolastica si trova ormai a consumare quotidianamente la pillola dell’obbedienza. Le conseguenze non si sono fatte attendere. La Dea, organismo federale incaricato della lotta contro la droga, ha messo in guardia le autorità locali sulla diffusione dello spaccio di metilfenidato davanti alle scuole. Pare che i ragazzi si siano messi a polverizzare le pillole per sniffarle al posto della cocaina. Uno studio dell’Università della California di Berkeley, inoltre, afferma che i bambini trattati con metilfenidato hanno un rischio tre volte maggiore degli altri di diventare tossicomani. Infine ci si è messo pure Andrew Waters, avvocato noto per le sue cause contro le industrie del tabacco, che ha trascinato in tribunale l’azienda produttrice del farmaco accusandola di avere complottato per spingere la gioventù americana al consumo di calmanti. Migliaia di famiglie riunite in cause collettive hanno costretto l’azienda a dare spiegazioni sulle sue relazioni con associazioni come l’American Psychiatric Association che, secondo Waters, avrebbe barattato una certa indulgenza nel definire i criteri diagnostici dell’Adhd in cambio di finanziamenti. Anche la Children and Adult with Attention Deficit Disorder, associazione di genitori di bambini iperattivi, avr

