martedì 21 Aprile 2026

Se in Iraq il Baa’t

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E se qualcuno infine sfebbrasse!

Qualche settimana fa si registrò l’offensiva dei ribelli iracheni su Mosul.
Premettendo a chiare lettere che chiunque  stesse avanzando, il fatto stesso che i saddamicidi tremassero e che la pagassero era a mio avviso cosa auspicabile, buona e giusta, feci comunque notare che molte erano le componenti e che non si poteva non simpatizzare apertamente per il Partito Baa’t.
Poiché da qualche tempo in qua va di moda una raffigurazione del reale basata sul delirio, in molti reagirono a sostegno del governo di occupazione di Teheran.
Con i saddamicidi conro i baatisti! Com’è stato possibile tale sbandata cerebrale ed emotiva? Tale capriola ideologica? Tale dissociazione storico-ideale? Essa si sposa indissolubilmente con la discesa in campo contro i camerati ucraìni di Pravy Sektor.

Arrivano i buoni
La raffigurazione patologica del reale che ne è a monte si fonda sulla visione del Bene e del Male in conflitto finale. Ovvero è l’ideologa americana, soltanto rovesciata nel segno. Come se rovesciare una falsità fosse un atto rivoluzionario e non invece il sigillo reazionario, il puntello strutturale, alla falsità stessa.
La mistificazione che ne consegue è prigioniera dello schema duale, senza il quale quell’ideologia patologica non regge.
Lo schema duale, ponendo i “buoni” buoni ovunque e i “cattivi” cattivi ovunque, non può accettare che qualche “buono” sia ingiusto, deleterio e perfino complice del “cattivo” in tre occasioni su quattro, in quattro scenari su cinque.
L’abbandono incondizionato ai dettami di questa vera e propria perversione conduce, appunto, a perversione e induce a prendere posizione, chiudendosi gli occhi, per non importa quale cinico affarista tagliagole persino  contro la propria stessa genia, di sangue, di pensiero, di simbolo. E questo solo per far tornare un teorema che esiste soltanto nelle teste degli alienati e non nella pratica di tutti i giorni, non nelle relazioni di potenza, non nei conflitti politici e militari realmente in atto.

Ammiccavano
Paradigmatico è quanto è accaduto per l’Ucraìna. 
Un numero piuttosto diffuso di gente cresciuta in un ambito che si definsce fascista, ha bollato i camerati di Pravy Sektor con tutti gli epiteti, semplicemente perché nella logica farneticante del dualismo ideo-morale (così americana ed israelita, oltretutto) essi erano assimilati al nuovo governo ucraìno, il quale era in guerra contro la salvatrice Russia.
Di fatto l’argomento predominante alla base di tanta sporcizia era quello di un antisemitismo surrogato. S’immaginavano Putin in guerra contro l’ebraismo e ammiccavano. Si sono ritrovati con l’alleanza privilegiata tra Mosca e Tel Aviv, con il lancio, da parte del Cremlino, di crociate antinaziste ovunque nel mondo, con leggi contro il revisionismo storico e con il battaglione speciale israeliano in campo, direttamente contro Pravy Sektor, a fianco degli antifascisti con le Stelle Rosse.
Sufficiente a far rinsavire? Macché! La patologia è forte, specie quando si sposa con l’estremismo, che non è il radicalismo, ma è una devianza caratteriale fondata sull’esagitazione, sulla visione scalmanata del mondo e sull’insoddisfazione esistenziale.

Febbri
Si sarebbe potuto benissimo fare altrimenti. Sostenere che in ogni caso il divenire dell’Europa dovrà accordarsi con quello della Russia ma mantenere comunque ferme delle posizioni essenziali. Che non sono soltanto la fierezza, la dignità, l’identità e la continuità storica (magari una ripassata alla storia ucraìna negli ultimi otttant’anni non avrebbe fatto danno); ma sono anche e soprattutto l’empatia con i propri. I propri in armi che vanno difesi anche se sbagliano. Ammesso che sbaglino, perché nello specifico i dati suggeriscono il contrario.
Sarebbe bastato assumere un rapporto mentale sano nel guardare alla Russia che non è il paradiso né l’inferno e che è un soggetto come gli altri con alcune prerogative che ci dettano una maggior necessità di cooperazione con essa che con la maggior parte degli altri.
Per farlo non si doveva però esser preda di febbri.

Puffo brontolone
Idem per l’Iraq.
Il governo dei gangsters messo in sella dagli americani con il sostegno iraniano, una cricca che ha devastato il Paese, è assolutamente indifendibile.
Poiché però è sotto protezione iraniana, sempre nella logica malata del dualismo e del conflitto Bene/Male, anche lì è lecito mistificare.
L’Iran, ufficialmente Male per la propaganda, è ovviamente un Bene per chi la propaganda se la beve tutta, fino all’ultima goccia, con l’unica differenza di rovesciarne l’appreziazione per una normalissima sindrome da puffo brontolone.
L’Iran di fatto è l’alter ego di Israele, il suo principale complice nella distruzione della causa araba. E’ l’Iran che ha distrutto l’Iraq e attaccato il socialnazionalismo ed è l’Iran il principale collaboratore degli israeliani nello smantellamento del nazionalismo palestinese.
Però, si dice, in Libano e in Siria…*
Certo; non tutti fanno tutto male o tutto bene, dipende dagli interessi che sono in causa.
Mettendo tutto sul piatto della bilancia l’Iran è il miglior alleato della causa israeliana, ma non può esserlo ovunque. Il fatto che non lo sia ovunque e che ci siano casi in cui i suoi interessi lo spingono ad assumere un ruolo positivo non ne fanno per ciò un soggetto positivo. Sarebbe come dire che poiché gli americani diefndono il Tibet non sono poi così male.
Ancora una volta, però, per ragionare serve prima una borsa di ghiaccio in testa se si è in preda a febbre alta e a delirio.

I ladri di Bagdad
Delirando invece, accettando la logica dello scontro tra Bene e Male, e disegnando sulla cartina l’armata del Bene – facendo in ciò molta attenzione a non guardare in una buona metà dello scacchiere altrimenti si ha difficoltà a offrire una mistificazione coerente – gli stessi che ingiurivano Pravy Sektor hanno generalmente preso posizione per il governo d’occupazione iracheno. Perché contro di loro ci sono i tagliagole djihadisti dell’Isis e perché, sempre per i sillogismi del cervello paralizzato, gli americani sono con questi dunque starebbero scaricando quelli. Non è propriamente quello che è emerso dalla visita di Kerry a Bagdad ma soprassediamo.
I baatisti sono stati bollati anch’essi come lo furono i camerati ucraìni (in verità con un po’ più di considerazione perché, essendo arabi, la suggestione esotica dei postfascisti imponeva un minimo di rispetto). Sono strumentali all’Isis, dunque agli americani, dunque ad Israele, hanno detto.
Troppo pretendere che entrasse in quelle testoline un ragionamento articolato, che tenesse conto delle differenze di ruolo, scenario per scenario, da parte delle potenze.
Ieri, dopo l’eccidio dei cristiani da parte dell’Isis, i battaisti e le Brigate Naqshaband le hanno dichiarato guerra. Confermando, ancora una volta, che non erano suoi subalterni.

Copie sbiadite del Grande Fratello
Intendiamoci: le cose in Iraq andranno male; i piani dall’alto prevedono la spartizione, la nascita forse di quattro Stati ciascuno sotto influenze diverse, talvolta miste (iraniana, saudita, turco-israeliana, neutra). Probabilmente andranno male anche in Ucraìna dove comunque le componenti più appassionate delle due etnie e dei due riferimenti storico-ideali (nazionalista e neonazista contro comunista e imperialista) finiranno sacrificate sugli accordi pregressi e su quelli ancora da fare.
Non andranno in ogni caso nel senso delle semplificazioni apocalittiche espresse dal delirio dualista.
Alla fine avrà avuto ragione, non tanto dal punto di vista mentale, logico, programmatico, ma da quello che sta a monte, da quello dell’orientamento e del radicamento, chi sarà stato a fianco dei suoi: di Pravy Sektor e del Baa’t per quel che ci riguarda.
Dei separatisti russi per quel che concerne i comunisti. Del governo di Teheran per quanto concerne gli sciiti. Dell’Isis per gli sbandati arrabbiati delle banlieues.
Ad ognuno il suo e poi, con il suo, la possibilità di dare sterzate alle rotte in corso.
Altrimenti nel grande arlecchino in cui tutto è uguale a tutto, in cui non esistono più sessi, più caratteri, più tradizioni storico-politiche, ci si perde nel Grande Fratello Mondialista.
Magari pretendendo di combatterlo solo perché gli si ringhia contro. Se gli si ringhia però contro assecondandone tutti gli schemi fino ad abbandonare, tradire, condannare i propri stessi riferimenti in virtù di quello che si pretende possa accadere – che altro non è se non la pratica sovversiva di rivoltarsi contro il Mito in nome dell’Utopia – si farà meglio a imparare presto l’inglese e a studiarsi la Torah e il Talmud. Meglio sempre l’originale della copia.

 

 

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