
Proviamo a ragionare in modo sensato e propositivo
Strepito e baccano imperano, eppure serve una buona dose di sangue freddo.
Non mi rivolgo agli Ilikers and Iinsulters che consumano emozioni con l’intestino e travisano il mondo a piacer loro, bensì ai pochi ma buoni che, nel caso questo governo gialloverde si formasse sul serio, devono agire pragmaticamente.
Il governo bipopulista può essere un’opportunità o sarà una sciagura?
Questa è la domanda essenziale a cui qualunque risposta frettolosa e insindacabile sarebbe stupida.
Bisogna capire quali margini ci sono perché l’opportunità prevalga sulla sciagura e scoprire anche se possiamo contribuire a orientare il corso delle cose.
Partiamo da punti precisi:
DOPPIA VALENZA DEL POPULISMO
Positiva: il populismo si richiama al buon senso e ai mal di pancia della gente puntando il dito su una classe dirigente deleteria e contro le ideologie del politicamente corretto.
Negativa: non ha un impianto culturale e una preparazione adeguati, si crea un costrutto semplicistico, psicotico e quasi sempre falsato, individuando presunti responsabili assoluti di tutti i mali senza preoccuparsi di analizzare i mutamenti della realtà. Scade così in slogan furibondi, spesso conditi da suggestioni forcaiole. Ragion per cui, per impreparazione profonda e palese, è facile strumento di speculatori e picconatori per interessi inconfessabili.
Ribadisco che sono pragmatico e possibilista ma, prima di dire come e dove vanno messi in evidenza i problemi più gravi.
L’ESEMPIO SAVONA È EMBLEMATICO
Che un economista cresciuto alla scuola di La Malfa e di Ciampi, amico di Andreatta, fanaticamente angloamericano e visceralmente antitedesco, sia il prescelto per il cambiamento economico è affliggente. In primis perché dimostra inequivocabilmente che il teorema semplicistico attraverso cui il populismo si rappresenta il sistema internazionale e quello europeo non solo è profondamente impreciso ma è privo di ogni visione strategica e della volontà (non parlo di velleità…) di tornare a contare nel mondo e quindi è facile preda degli avvoltoi. Dietro parole e pie intenzioni che dovrebbero essere lodevoli, tipo il neologismo “sovranista”, si scelgono strade che conducono all’opposto esatto. Prigionieri delle formulette con cui si sono rimasticati l’idea del mondo, i populisti non hanno la minima idea della realtà più profonda e vengono così tranquillamente utilizzati per ostacolare esclusivamente coloro che all’interno del sistema capitalista danno più fastidio agli usurai. Esattamente come vennero utilizzati nel secolo scorso i comunisti per combattere certa produzione, con estrema gioia degli speculatori internazionali. Eccoli quindi a fare quadrato dietro l’espressione del peggio delle correnti resistenziali e dalla prima Repubblica!
Ma il dato forse più preoccupante della designazione di Savona è che si tratta del meno peggio che hanno a disposizione. Colpa del loro semplicismo? Non solo: anche dell’assenza di una mentalità adeguata a un vero combattimento perché conosco non meno di dieci persone molto più in gamba di Savona che avrebbero risposto all’appello leghista.
Quindi con Mattarella? Direi proprio di no.
TUTTO DA CAMBIARE
L’assunto populista fa di tutt’erba un fascio. Confondono Bruxelles e Berlino, la Ue e la finanza, non conoscono se non di sfuggita i meccanismi, non distinguono i soggetti tra loro. Facessero ciò con il semplicismo degli estremisti d’antan, ovvero proponendo una lotta senza quartiere al capitalismo, lo capirei. Poiché però si rifugiano in ragionamenti economicisti, materialisti e liberisti (ma con un pizzico di stato sociale) e strizzano gli occhi a capitalismi di altri orizzonti (americano, inglese, russo) allo stato attuale sono pericolosamente inaffidabili.
Il che non significa assolutamente che si debba sostenere il sistema così com’è. Quanto propugnano i pochi raziocinanti di quella che viene definita area, è realisticamente rivoluzionario e lo è sul serio, e non sono di certo le manovre eterodirette di Savona che è uomo doc del sistema.
Che si debbano modificare i rapporti di forza in Europa e nel mondo non v’è dubbio, così come è palese che non possa esistere soluzione che non sia ghibellina, ovvero italotedesca, non tedesca ma soprattutto non antitedesca. Che si debbano rivedere le regole è scontato ma non lo si fa democraticamente bensì con le operazioni concrete, tra le quali spicca la costruzione di un pressing corporativo in Europa.
Noto con piacere che quando la discussione esce dalla dittatura del binario da social, sempre più persone autorevoli s’avvicinano oggi alle tesi che con Polaris esprimiamo da una quindicina d’anni. Ultimo della serie quel Galloni che nasceva no euro e ora propone circuiti complementari e paralleli assolutamente legali, come noi facciamo noi da tempo.
È nell’affermazione e nella volontà di potenza coniugate con la conoscenza di causa che si cambia in modo vincente. Impossibile farlo senza preparazione e senza liberare il cervello dalla cazzate più diffuse.
IL NEMICO TEDESCO
Si deve aver mandato il cervello al macero per restare prigionieri della paranoia trinariciuta – inventata a Londra e benedetta a New York – dei tedeschi cattivi che c’ingabbiano. Parliamo di una Nazione che come la nostra ha perso la guerra, ma non ha finto di averla vinta, è stata inginocchiata, minacciata del Piano Morgenthau, divisa, vilipesa e maledetta (i fascisti andava ancora bene ma i nazisti…). Mentre noi godevamo dei frutti della nostra furberia e ci riprendevamo agevolmente, loro erano a pezzi e dovettero ripartire veramente da zero, anzi da sotto zero. Ma, una volta ripresi, noi abbiamo vissuto sugli allori. L’ultimo nostro vero piano industriale è degli inizi degli anni Sessanta. Loro sono cresciuti, si sono miracolosamente riuniti facendo cadere, insieme al Vaticano, il sistema imperialista sovietico, e sono balzati alla testa dell’intero continente. Non con le armi, che non ne hanno, non con le logge, che non rispondono a loro ma ai loro rivali se non a chi li odia letteralmente. Semplicemente lavorando. E noi siamo in coda non perché ci stiano schiacciando ma perché disertiamo tutte gli impegni, ultimo ma non ultimo quello sull’assegnazione della sede farmaceutica.
Per inciso, nell’Euro loro non ci volevano e poi ci sconsigliarono di entrarvi con quel cambio. Fu il partito inglese in Italia che ci mise un cappio al collo, non il tedesco che nemmeno esisteva. Tra l’altro era stato messo in condizioni di non nuocere Craxi che voleva lanciare la Lira pesante, fummo stroncati dalle speculazioni di Soros e svenduti sul BrItannia, non sul Germania.
UNA COSA SONO GLI SLOGAN, UN’ALTRA LA PERCEZIONE REALE
Considerato che la Germania è sotto l’attacco esplicito del nostro padrone americano e che è oggi il suo principale rivale, registrato che di lì sono nate nuove prospettive eurasiatiche e perfino eurafricane, schierarsi in modo ottuso contro Berlino significa obbedire a Londra e a New York. Che lo facciano i Cinque Stelle è pacifico: sono nati per questo. Si spera che, una volta esaurita la retorica di piazza, Salvini si comporti molto diversamente perché, nel caso contrario si dimostrerebbe un personaggio quantomeno mediocre.
Ci sono ragioni di ottimismo perché nel nord-est produttivo, quello stesso che con la prima Lega voleva entrare nel Marco, si respira ben altro sentimento nei confronti della Germania.
Brambilla, imprenditore e portavoce leghista, in televisione ha messo l’accento sulle nostre colpe nella relazione con i tedeschi e questo è un buon punto di partenza per un cambiamento che anziché chiamare a raccolta contro nemici presunti deve uccidere il nemico DENTRO DI NOI.
Perché la rivoluzione va fatta qui, non solo contro la casta e le connivenze ma contro la mentalità imperante che è purtroppo universalmente condivisa.
SE IL FUTURO E’ GIALLOVERDE CHE FARE?
Riparto dalla domanda iniziale. Il primo compito di chi volesse in qualche modo entrare nelle faglie aperte non è di diventare un follower dell’imbecillità e un fanatico del cambiamento. Sono cinquant’anni che i cambiamenti si realizzano sempre in peggio. Non è di certo dando credibilità al grottesco rito di autocelebrazione delle nullità grilline – un difetto che purtroppo i 5 Stelle hanno in comune con molte realtà d’area – che si farà qualcosa d’intelligente.
Il ruolo da svolgere, se le condizioni lo renderanno possibile, è quello di acuire le distanze tra quel che di positivo si riscontra nel populismo leghista e tutto quello che viene impersonato dai clowns del pianeta Rothschild.
Sarà possibile fare cuneo in una direzione strategica per una salutare rettifica? Oggi non lo si può dire, saranno i comportamenti di Salvini nei prossimi mesi a determinarlo.
Intanto un monito per tutti, leghisti compresi. Le rivoluzioni sono fatte soltanto da dirigenze preparate, colte ed esperte, i Masaniello finiscono sempre con l’essere dei pupazzi.
Bisogna quindi rivedere tutte le gerarchie, specie nella cd destra radicale che, invece di porsi ad avanguardia del populismo gli sta facendo da ruota di scorta di riserva con toni più ottusi.
Sarà sempre così fino a quando le linee le scriveranno con semplicismo persone assolutamente impreparate e relegheranno quelle preparate in un Settore Culturale inteso come un estetico e statico fiore all’occhiello.
Che alla fin fine si ritrovino ad esaltare Savona in modo francamente osceno, è normale.
Ripartiamo allora di là: dalla speranza che gli inadeguati si mettano una buona volta in discussione e si attrezzino dei fondamentali che sono palesemente assenti e sono stati surrogati dal peggior stupidario populista made in Wasp.
Consiglio caldamente che ciò si faccia e subito, perché ci sono energie potenziali che andrebbero liberate affinché assumano un ruolo diverso dal narciso sui social che passa la vita a ripetersi “come mi piaccio mentre ripeto un mantra da sottocultura!”

