mercoledì 18 Febbraio 2026

Sesso in ufficio

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ma con la donna del boss ce ne vuole di coraggio

 

Stavolta niente repliche o spiegazioni, parlano i trans (ben 12 quelli chiamati a deporre) e lui, l’ex magistrato di Venezia e Trieste Roberto Staffa arrestato per avere favorito e disposto permessi in cambio di sesso mercenario, potrà solo ascoltare. A fare le domande penserà il suo legale, l’avvocato Salvatore Volpe, nelle tre udienze disposte dal gip di Perugia Carla Giangamboni per ascoltare Larissa, Ully e Brenda, tanto per citare alcune belle di notte pronte a offrire il corpo in cambio di favori più burocratici.
Dopo quella di lunedì, la seconda udienza si è svolta ieri mattina in un’aula del tribunale di Perugia, dove Staffa, 54enne, apparso molto provato, vestito con giaccone scuro e berretto blu in testa, si è trovato faccia a faccia con quattro trans che lo accusano. L’ultimo appuntamento è previsto per lunedì, nel carcere perugino di Capanne. Tecnicamente le udienze si chiamano incidente probatorio e servono per formare le prove contro il pm finito in carcere per quegli scambi in natura con il profilo e il perimetro della concussione. Lui ha sempre sostenuto: «Non ho fatto sesso in ufficio, l’accusa è falsa».
E ora potrebbero smentirlo addirittura in 12, tante sono i trans da ascoltare. I testimoni potrebbero anche aggiungere il motivo per cui veniva loro chiesto sesso. Ieri mattina qualcuna lo ha già fatto. Si legge nell’ordinanza con cui Staffa è finito in prigione: «Per me era una costrizione avere rapporti sessuali con Roberto, perché lui non mi piaceva fisicamente essendo anziano e soprattutto non mi andava di fare sesso senza ottenere dei soldi in cambio, essendo io una escort. Ma in ogni caso lo facevo, perché ogni tre mesi lui faceva la richiesta del rinnovo del mio permesso di soggiorno, proprio a seguito dei rapporti sessuali che aveva con me», così ha detto Janine a verbale. Come lei, tante altre.
I tabulati sospetti. Le date degli ingressi dei trans nel palazzaccio sono state verificate. E i tabulati riferiscono di centinaia di contatti tra Staffa e i trans. Si va a ritroso, fino al 2010. Ma lui nega: calunnie, sostiene. Oltre alle testimonianze l’inchiesta perugina condotta dal procuratore capo Giacomo Fumu e dal sostituto Angela Avila ci sono le immagini, quelle del sesso in ufficio. Ci sono anche quelle con un episodio chiave, la vicenda di Casamonica, esponente della mala. Più volte Laura T., amante di Casamonica, anche lei indagata, ripete a Staffa: «Sono a tua disposizione».
La donna si confida, fanno sesso in ufficio, ma il pm dice no alla scarcerazione del boss. Semmai i domiciliari. Dunque c’è anche il boss, ma non solo: «Staffa – scrive il gip – risulta essere diventato nel tempo un vero e proprio punto di riferimento per i trans e clandestini che esercitavano la prostituzione, i quali sapevano di potere contare su di lui, accettando di prestarsi in cambio a rapporti sessuali che avevano luogo all’interno del suo ufficio in orario pomeridiano per favori di vario genere e precisamente per il rilascio di permessi di soggiorno per ragioni di giustizia per l’espressione di pareri favorevoli alla revoca delle misure cautelari o, in generale, per consigli sulle strategie processuali da adottare nei casi in cui i trans fossero coinvolti in procedimenti penali».
I “testimoni” lo chiamavano, lo contattavano anche quando arrivavano i carabinieri. Il gip nella misura cautelare conclude: «Staffa, alla luce delle risultanze in atti, appare completamente schiavo delle proprie pulsioni». Lui negherà ancora. Prossimo appuntamento con l’incidente probatorio, lunedì mattina, carcere di Capanne, appena fuori Perugia. In servizio a Venezia da metà anni 90, Staffa era stato trasferito dal Csm: veniva da Trieste dove era stato coinvolto in una strana vicenda di solidarietà a un presunto pedofilo. A Venezia era stato tra l’altro giudice nei processi ai Serenissimi e alla Mala del Brenta.

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