La Charitas rende ufficiali le cifre del 2003. ¨ riuscita a far assumere 986.701 extracomunitari rafforzando cos¨¬ il sistema del nuovo schiavismo

Roma, 27 ott. – Sono a quota 2,6 milioni gli immigrati nel 2003, pari al 4,5% della popolazione residente, con un incremento di circa 700 unita’ per l’esattezza 658.675 sul 2002. E su 6 milioni di assunzioni, 986.701 hanno riguardato ‘uno di loro’: un’assunzione ogni sei contro una ogni dieci del 2002. Comunque si supera quota 3 milioni se ai regolari si aggiungono gli irregolari che variano da 200 a 800 mila unita’.
E’ quanto emerge dal ‘XIV Rapporto sull’immigrazione’ 2003 della Caritas presentato stamane a Roma e dal quale si evince che nel 2004 gli immigrati respinti ed espulsi sono stati 105.739 contro i 150 mila del 2003 ed i 130 mila del 2002 e del 2001 ma “non si puo’ – avverte il Rapporto – concludere che le sacche di irregolarita’ siano andate diminuendo: la regolarizzazione del 2002 seppur con 704 mila domande presentate e’ andata al di la’ delle previsioni induce ad essere molto prudenti”.
Aumentano dunque gli immigrati regolari (raddoppiati tra il 2000 e l’inizio del 2004 arrivando a 2,6 milioni) che venuti per per lavoro (1.449.746 pari al 66,1%), per motivi di famiglia (532 mila 670 pari al 24,3%), per studio e residenza elettiva (146.371 pari al 6,7%), per asilo politico (0.8%) mostrano una ‘fortissima tendenza’ all’inserimento sociale.
Tendenza evidenziata nel 2003 da 107.515 ingressi per inserimento e soprattutto dalla crescita del 10% dei soggiorni per lavoro: da 834mila a 1,5 milioni circa. Da dove provengono i 2,6 milioni di immigrati? Per il 40,9% (900 mila circa) dall’Est europeo con la Romania al primo posto (239mila), l’Albania seconda (233.616), poi l’Ucraina (112.802), la Polonia (65.847), la Croazia (21.336) e la Russia (18.924).
Per il 23,5% (516mila) vengono dall’Africa: in testa il Marocco (227.940), la Tunisia (60.572), l’Egitto (44.798), la Nigeria e il Ghana con 25 e 23mila soggiornanti.
Per il 16,8% (368mila) dall’Asia con la Cina al primo posto (100.109), poi le Filippine (73.847) e l’India con 47.170 soggiornanti; per l’11,5% (251mila) dall’America, con Stati Uniti d’America (48.286), Peru’ (46.964), Ecuador (45.859) e Brasile (26.858) nei primi tre posti e per il 7% (153mila) dai paesi dell’Ue con in testa la Germania (37.159). (AGI) (AGI) – Roma, 27 ott. – Una volta in Italia gli immigrati si sono stabiliti per il 33,4% (731mila) nel Nord-Ovest; per il 24,5% (537mila circa) nel Nord-Est; per il 28% (614mila) nel Centro; per il 10,5% (230mila) nel Sud e per il 3,6% (80mila) nelle Isole. Nella distribuzione per sesso sono maschi per il 51,6% (1.132.281) e donne per il 48,4% (1.061.718): ad essi si aggiungono poi 400 mila minori tra nuovi nati (35mila) e nuovi ingressi (25mila). I coniugati con o senza prole al seguito sono di piu’ (1.095.474 pari al 49,9%) dei celibi (1.015.505 pari al 46,3%). Ci sono quindi i vedovi (35.241 pari all’1,6%) ed i divorziati e separati (27.459 pari all’1,3%).
La tendenza fortissima all’inserimento sociale si sostanzia ulteriormente dai dati relativi alle assunzioni: sulle 6 milioni fatte nel 2003, hanno riguardato 986.701 immigrati di cui 771.813 assunti a tempo indeterminato e 214.888 a tempo determinato ossia un’assunzione su sei ha riguardato un immigrato: nel 2002 era una ogni dieci.
Insomma, gli immigrati sono una risorsa notevole per il mercato del lavoro: per il 7,4% le assunzioni sono avvenute nel settore dell’agricoltura; per il 21,7% nell’industria; per il 27,2% nei servizi e per il 43,7% nel variegato settore domestico che raggruppa lavoro domestico, costruzioni, alberghi, ristoranti e attivita’ di pulizia nonche’ commercio.
Non si limitano pero’ ad essere solo ‘forza lavoro’ e, per tutelarsi, si iscrivono ai sindacati: nel 2003 sono 333.883, il 49% in piu’ sul 2000 fino ad assumere funzioni direttive.

