
E felici di esserlo
Un paio di uomini disperati per la crisi e per la fame fa irruzione in una banca e rapina quel poco che c’è in cassa. Esce e s’imbatte in una pantera della polizia.
I due hanno in mano le pistole e quindi gli agenti aprono il fuoco. Uno viene ucciso sul colpo, l’altro si lascia prendere. Viene arrestato e denunciato.
La storia umana dei due è toccante e quello che avevano arraffato era poco.
L’opinione pubblica si mobilita.
Viene richiesta la liberazione del rapinatore superstite, si reclama il disarmo della polizia perché i disperati in futuro non rischino la vita.
Si decreta il lutto nazionale e un minuto di silenzio in tutti gli stadi.
La povera gente costretta a mettere a rischio la propria vita deve essere protetta.
Passano alcuni mesi.
Tutte le banche vengono svaligiate e con esse tutte le gioiellerie, le tabaccherie e i supermercati.
Non correndo più alcun rischio, i disperati per la crisi e per la fame si danno tutti da fare. Anzi chiunque abbia un attimo di appetito o si accorga che gli manca qualche spiccio per fare un acquisto decide che è un disperato.
L’opinione pubblica si mobilita.
Richiede leggi rigorose, la polizia armata e con pieni poteri.
I disperati che hanno rapinato il maggior numero di banche hanno intanto messo su dei compra-oro e delle agenzie di prestiti e ora si fanno proteggere dalla polizia.
Gli impiegati delle banche, delle gioiellerie, delle tabaccherie, dei supermercati svaligiati nel frattempo sono diventati tutti disoccupati.
Protestano in piazza.
La polizia interviene con il pugno duro.
Si ristabilisce l’ordine e si arrestano gli impiegati che non si sono impiccati.
Barroso e Letta presiedono alle celebrazioni dell’Italia voluta dalla Caritas e dalle boldracche.

