mercoledì 18 Febbraio 2026

Spunta una provvidenziale nonna israelita

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altMa Fini farebbe di tutto pur di essere eletto

“Il candelabro a otto bracci, ecco cos’era quello che nella mia infanzia credevo un giocattolo, pur prezioso. Era una fila di otto seggioline, di argento brunito, che potevano contenere candele, l’unico oggetto che mia madre conservava di mia nonna, che era di Ferrara”. E il deputato di Fli, Alessandro Ruben, consulente di Fini per le questioni estere, spiega: “Dovrebbe essere una chanukkà. Gli ebrei, a dicembre, accendono ogni sera una candela, per celebrare il miracolo dell’olio per i lumi del Tempio, che, nonostante fosse quasi esaurito, durò per otto giorni”. Fini fa sì con la testa: “Solo ora ho capito il suo significato”, dice. Ma la confidenza va oltre e rivela il dubbio sulla storia della sua famiglia. “Non ho mai conosciuto mia nonna- racconta- perchè è morta nel 1946, sei anni prima che io nascessi. Ma so che era di Ferrara, dove c’era una fiorente comunità israelitica. E si chiamava Navarra. Mia madre non mi ha mai detto nulla in proposito. Ma chissà, un’origine ebraica ci può anche stare”, riflette a voce alta.
Il nome, in effetti, potrebbe richiamare quelle origini. Tanto più a Ferrara, dove gli ebrei, prima delle deportazioni naziste, hanno vissuto per secoli, come testimonia il libro di Giorgio Bassani ”Il giardino dei Finzi contini”. Chissà. Magari nella famiglia della mamma del presidente della Camera c’è una storia poco raccontata e dimenticata negli anni. Certo, la coincidenza fa sorridere. Sembra il degno finale, anche troppo zuccheroso, del percorso dell’ex segretario del Msi e fondatore di Alleanza nazionale, ormai uomo delle istituzioni, che si è liberato del suo passato quando, a Gerusalemme, ha definito il fascismo il male assoluto. Colpo di scena, Fini ha una nonna ebrea, potrebbero titolare i giornali di mezzo mondo.
Non è così, come è ovvio. C’è solo un dubbio, un cercare tra i ricordi, un domandarsi se la mamma non abbia rivelato ai figli, Gianfranco e Massimo, tutta la storia della nonna Navarra. Impossibile, probabilmente, approfondire oggi. Ma è interessante il dubbio, la domanda che incuriosisce e intenerisce il presidente della Camera, accusato di essere un ebreo nazista, e per questo raffigurato come un antico rabbino e bollato con il marchio di Satana, 666, dai siti razzisti, che proliferano su Internet, sui quali i deputati di Futuro e libertà, Andrea Ronchi ed Alessandro Ruben, promettono che si indagherà. Chissà che succederà ora che Fini racconta dell’eredità della nonna “quello strano oggetto, il candelabro a otto bracci, che adesso so che si chiama chanukkà, che conservo ancora in casa mia”.
Poco importa. I deliri vanno lasciati a se stessi. Adesso si potrebbe dire che il percorso intrapreso a Fiuggi nel gennaio del ’95 da Fini sia compiuto. Allora, da segretario del Msi, ereditato da Giorgio Almirante, spinse i camerati”ad abbandonare la casa del padre per affrontare un viaggio in mare aperto”. Dopo quella che fu definita ”la svolta”, cominciò l’epoca degli ”strappi” e della presa di distanza dal fascismo, culminata con la visita ad Auschwitz nel 1999. Da allora, il leader di An cominciò a progettare il suo viaggio in Israele, che fu a lungo osteggiato dagli ebrei italiani. “Sono stato sottoposto a un vero e proprio esame, ma ne valeva la pena. Quei colloqui sono stati davvero illuminanti”, ama raccontare Fini.
A Gerusalemme arrivò solo nel 2003, scortato dall’allora presidente delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, da poco succeduto a Tullia Zevi. Fu ricevuto dagli ebrei italiani in Israele, ancora diffidenti e definì  male assoluto il fascismo, “che concepì l’orrore delle leggi razziali”. La dichiarazione gli valse lo scherno di antichi camerati, che inondarono Roma con la sua immagine con la testa coperta dalla tradizionale ”chippà”. Ma anche l’interesse dei giornali e dei media di tutto il mondo.
“In questi anni ho molto studiato”, racconta il presidente della Camera mentre osserva le ricevute dell’oro raccolto dagli ebrei romani, che doveva servire ad evitare le deportazioni naziste.
Ad ogni epoca i suoi quarti di nobiltà, quelli che un tempo s’inventavano o si pagavano a peso d’oro. Con l’andar delle epoche cambiano i criteri ma non i meccanismi.
Lo scoop nobiliare della casata navarra ovviamente lo abbiamo avuto non appena si è conosciuta la verità scomodissima su Montecarlo. Fini pensa forse che più amici avrà più probabilmente la spunterà.
Cosa non farebbe pur di essere eletto!

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