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Licio Gelli, la P2, i rapporti col PCI, l’infiltrazione massonica nell’attuale governo: tutto questo e molto altro dalla bocca di chi se ne intende: Francesco Cossiga.

Dice che la massoneria ha «ripreso respiro», in Italia. «Non nei quadri altissimi, piuttosto ai livelli intermedi dello Stato». Dice che la fase della grande epurazione che seguì lo scandalo della P2 è finita da tempo. «Persino Licio Gelli, mi risulta, è stato riammesso mesi fa alla massoneria». È vero: Gelli è stato riammesso a una delle logge, ed ha così ripreso anche ufficialmente la sua attività. Un rifiorire, insomma. Una nuova “cattedrale invisibile” che i liberi muratori riedificano sulle macerie della vecchia.

Nella biblioteca dell’appartamento privato di Francesco Cossiga una parete intera è dedicata a testi esoterici: la sezione “massoneria” viene dopo quella “Templari”. Ne conosce i capitoli e ne cita brani a memoria. Ha sempre avuto una passione per i misteri, in parecchi casi anche un ruolo. Per le ‘intelligence’, «che – sillaba – non fabbricano segreti ma forniscono gli strumenti per conoscerli e difenderli». Per le reti invisibili, per i dossier e per le spie. «A me piacciono le spie come ad altri piacciono i fiori», si legge nel sua ultimo libro, “Per carità di patria”.

Qui parla dei suoi rapporti coi massoni, con Licio Gelli (‘”l’ho incontrato quattro volte, la prima a palazzo Chigi”), coi piduisti di allora e di oggi. Parla di Moro, perché è a proposito di Moro che Gelli lo ha chiamato in causa nella sua conversazione con Repubblica. Di Berlusconi e di alcuni suoi ministri e collaboratori. Infine della sua presunta pazzia, «una leggenda nata proprio da un dossier che il Sid confezionò su di me su commissione». Nel corso di questo incontro squilla tre volte il telefono. Tre persone diverse, ogni volta l’ex presidente risponde: “Buonasera, generale”.

Senatore Cossiga, lei è massone?
«Au contraire, madame. Una volta me lo chiese anche un pm, voleva impugnare la mia deposizione perché riteneva che ci fosse comunanza di interessi fra me e l’imputato, massone. Io non posso essere massone perché sono cattolico, e credo fermamente che le due condizioni siano incompatibili».

Non è mai stato tentato, nessuno glielo ha mai proposto?
«Mai. Tutti sanno che sono un fedele suddito di Santa Romana Chiesa.

Tra i non massoni, è tuttavia uno dei massimi esperti del ramo.
«Massimo non so. Ho tre buoni motivi per occuparmi di massoneria. Il primo è familiare: la mia famiglia materna, borghesia commerciale sassarese, ha antiche tradizioni massoniche. Mio nonno Antonio Zanfarini, medico e politico repubblicano, è stato Venerabile della loggia di Sassari. D’estate quando ero ragazzo dormivo in casa sua, una volta scoprii in una libreria chiusa tutta la collezione della rivista della massoneria italiana, quella con la copertina azzurra. Purtroppo poi mia, zia la distrusse».

Seconda e terza ragione.
«Seconda: la curiosità. Terza: la cocciutaggine. Io sono un liberal, molto rispettoso delle idee altrui. La massoneria è stata oggetto di grandi pregiudizi. Intendiamoci: ci sono anche associazioni sportive di ladroni, come ci sono logge pulite e logge sporche. La massoneria tradizionale, quando gli altri la attaccavano io la difendevo».

Ci sarà stata poi quella sua passione per i segreti, per le “cattedrali invisibili”.
«Sì, guardi comunque che le reti di spionaggio e la massoneria sono cose diverse. La massoneria non è un mondo segreto, è un mondo esoterico, non un’associazione segreta ma un’associazione di segreti iniziatici. Quanto alle intelligence, è vero: la Dc che era un grande partito formava degli

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