venerdì 5 Dicembre 2025

Strade dell’energia

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Che finiranno, come in Romania, con lo sfruttamento americano

 

È un paradosso energetico e potrà fare ricca l’Italia. Nasce dallo shale gas, il metano che si sta estraendo con le tecniche non convenzionali della fratturazione idraulica del sottosuolo. Nel mondo è una rivoluzione. Brindano ad una nuova era energetica gli americani, che da ingordi importatori di metano si stanno trasformando persino in esportatori. La Cina pensa di farne un moltiplicatore della sua corsa industriale e sociale. L’Europa? Prudente. Le potenzialità sono rilevanti, ma i territori sono densi di popolazione. E crescono i dubbi ambientali. Qualcuno vuole accelerare: la Polonia. Qualcun altro ha già detto che neppure ci proverà: l’Italia. Dobbiamo sfruttare le nostre cospicue riserve metanifere, ma non con questa tecnologia. Così è scritto nella Strategia energetica nazionale fresca di stampa.
Ma ecco la sorpresa, ecco l’apparente paradosso. Proprio l’Italia, pur rinunciataria sullo shale gas, può guadagnare non pochi privilegi dalla rivoluzione che sta mutando gli equilibri energetici mondiali, con le sue nuove e colossali disponibilità di gas a prezzi ridotti rispetto alle quotazioni medie dello scorso decennio, in un gioco di scambi planetari. Perché questo scenario aprirà crescenti opportunità non solo per chi userà le nuove tecniche estrattive ma anche per chi saprà diversificare le capacità di approvvigionamento sviluppando i nuovi gasdotti internazionali ma soprattutto i nuovi impianti di rigassificazione in grado di veicolare il gas trasportato in forma liquida via nave. Gas liquefatto che diventerà così pienamente contenibile, settimana per settimana o addirittura ora per ora, come avviene con le grandi forniture di petrolio.
La strategia
Italia hub metanifero e non solo (perché metano significa anche elettricità, ad esempio) per l’intero continente europeo? Da paese energeticamente debole (ora il più debole d’Europa) in un protagonista continentale dell’energia? Possiamo e dobbiamo crederci. Ce lo dice, con un ponderoso studio, un protagonista qualificato, la Cassa depositi è prestiti. Che dopo aver acquisito il controllo al 30% della Snam rete gas, così scorporata e resa indipendente dal colosso nazionale Eni, si trasforma non solo in un driver finanziario delle nostre opportunità metanifere ma anche in uno stratega del mondo energetico che verrà. Consigli al manovratore, ovvero al Governo artefice di una Strategia energetica nazionale che sposa il concetto dell’hub del gas ma con qualche timidezza? Inutile cercare, dello studio appena elaborato da Cdp, qualche contestazione al piano governativo. Ma qualche caldo suggerimento c’è. Il governo delinea come “utili e necessari” un solo nuovo grande gasdotto importazione più un unico nuovo rigassificatore da sostenere con garanzie pubbliche per cominciare a dar corpo al progetto dell’hub italiano del gas. Cassa depositi alza non poco l’asticella. Guai a temere una sovrabbondanza di infrastrutture, rigassificatori in testa. Ben vengano. Perché il continente europeo, non appena doppiato il problematico passaggio della crisi in corso, riprenderà a chiedere gas a tutta mandata. Complice il tramonto, almeno per i prossimi due decenni, del nucleare. Complici vincoli ambientali che freneranno comunque il ricorso, ora assai abbondante, al carbone. Complice il decollo meno rapido di ciò che si pensava delle energie rinnovabili. E complice un mutamento strutturale che tenderà a privilegiare comunque il vettore elettrico (non solo per la progressiva diffusione della mobilità ad elettroni alternativa ai motori termici), con un conseguente traino alla richiesta di generazione, che sarà orientata prevalentemente sul gas metano.

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