Uno, due, tre: dopo il politichese di D’Alema martedì e le sentenze incendiarie contro gli “indignados” mercoledì ecco Manganelli che sembra annunciare sangue imminente
Finora gli anarchici italiani non hanno ucciso solo per caso». Lo ha detto il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, nell’audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera spiegando che le organizzazioni anarco-insurrezionaliste stanno «per fare il salto di qualità: si parla di assassinio e dobbiamo capire che se fino ad oggi non è accaduto è perché abbiamo avuto la fortuna che non accadesse». «Non lancio allarmi ma racconto cose che ci risultano perché lavoriamo» ha precisato Manganelli: questo tipo di antagonismo «è il più pericoloso, ma finora è stato trascurato, anche dalla nostra legislazione che presenta dei buchi».
Secondo il prefetto «la Fai italiana (Federazione anarchica informale) ha aderito a un network internazionale promosso dall’organizzazione anarchica greca per mettere in piedi azioni anche violente ‘anti-sistema’. Loro lo hanno scritto e noi l’abbiamo intercettato». «Quando si mette una bomba in un giardino provocando l’intervento della polizia e due minuti dopo scoppia un’altra bomba vicino – ha osservato – vuol dire che si vuole colpire quelli che sono intervenuti».
Idranti unidirezionali alla vernice e lacrimogeni al capsicum (o «al peperoncino»). Sono due degli strumenti di cui si sta studiando la possibilità di utilizzo da parte delle forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico. Lo ha confermato il capo della polizia, Antonio Manganelli, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione affari costituzionali della Camera. «Le commissioni del ministero della Salute dicono che il capsicum fa male. Personalmente, invece, credo poco ai proiettili di gomma e alle armi alternative, anche perché credo poco alle armi in genere. In assoluto, l’idrante alla vernice è meglio del gas. Mentre un aiuto importante viene dai video, quelli di eventuali circuiti di videosorveglianza e quelli delle tv, che favoriscono le identificazioni». Manganelli ha invocato come strumento più efficace l’ormai abbandonato «fermo di polizia che ti mette nella condizione di fermare le persone, interrogarle e rilasciarle il giorno dopo quando la manifestazione è finita. Questo rende possibile la prevenzione, se non si vuole è inutile chiedersi come mai la polizia non ha fatto prevenzione».
MANGANELLI: QUANDO C’ERA IL SERVIZIO D’ORDINE DEL PCI…
Il deputato Mario Tassone (Udc-Terzo Polo) ha ricordato a Manganelli quando non si verificavano violenze perché la piazza era garantita dai servizi d’ordine di chi promuoveva i cortei. Manganelli sospirando ha detto: «Non c’è più chi tiene la piazza». E con un sorriso: «Il Pci aveva degli omoni… Quando il corteo era organizzato dai partiti o sindacati, che veramente gestivano la piazza, c’era la garanzia di un esito non cruento. Avevano un servizio ordine che ora non esiste più, anche in partiti più a sinistra o a destra del Pci e dobbiamo fare da noi».
Uno, due, tre: dopo il politichese di D’Alema martedì e le sentenze incendiarie contro gli “indignados” mercoledì, ecco giovedì Manganelli che sembra annunciare sangue imminente. Facendo l’occhiolino a quel PCI che fu protagonista delle tensioni e delle provocazioni degli anni settanta, il prefetto conferma una tendenza inquietante, che si accompagna all’operato del governo Monti e ne evidenzia le singole componenti e le rispettive storie oscure.
Più che un campanello d’allarme, qui stanno suonando campane. Ma tutti sembrano sordi, o stupidi; oppure struzzi vigliacchi.
