Che le foreste brucino : tanto non portano soldi alle banche
Una manciata di parole racchiuse nel riordino della Protezione Civile. È il comma 2-bis con il quale il governo intende attuare il trasferimento della flotta aerea dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) al ministero degli Interni (in particolare, ai Vigili del Fuoco). Annegato in un decreto che riguarderà tutto il meccanismo, volontari compresi, il codicillo rischia di ricevere meno attenzione di quella che meriterebbero le sue potenziali conseguenze: un taglio consistente alla capacità di spegnere gli incendi boschivi che nel 2013 potrebbe scendere al 60% di quella attuale.La dichiarazione del sottosegretario Antonio Catricalà a Ballarò ha suscitato immediati timori occupazionali. Ma il provvedimento va molto più in là, perché comprende il trasferimento del Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) e prelude al mancato rinnovo dei contratti agli altri operatori antincendio. È dunque dal quadro complessivo che scaturiscono le maggiori preoccupazioni, perché quello degli incendi boschivi non è un fenomeno passeggero.
Per comprendere la questione è bene dedicare al problema qualcosa di più dei pochi secondi che i ministri avranno a disposizione quando il comma 2-bis arriverà in Consiglio, forse già venerdì.
La lotta agli incendi: i dati d’insieme
La legge 353/2000 assegna alle regioni la responsabilità principale e allo Stato centrale un “concorso”. Questo si esplica attraverso strutture di coordinamento (il COAU, ma anche esercitazioni e corsi) e interventi diretti. Questi, a loro volta, sono effettuati con un misto di mezzi di proprietà, contratti di servizio e apporti di forze armate e corpi dello Stato.
Nel triennio 2008-2010 sono state volate poco meno di 18.000 ore, con oscillazioni anche di oltre il 20% tra un anno e l’altro. Nella sola stagione estiva 2011 le ore sono state 7.780, il 18% in più della media del triennio. L’attuale siccità, non alleviata dalle nevicate di febbraio, ha richiesto nel marzo 2012 un numero di interventi superiore a quello di qualsiasi altro marzo anno nelle statistiche DPC. Basti dire che il consumo di prodotti estinguenti e ritardanti nel mese è stato superiore a quello del giugno 2011.
La flotta Canadair è l’aspetto più visibile del concorso dello Stato, con 19 macchine che nel triennio 2008-2010 hanno fornito il 60% delle ore di volo. Il secondo fornitore in percentuale è Air Spea con gli anfibi Fire Boss, con il 22% medio nel triennio (ma in crescita dal 13,4% del 2008 al 31,3% del 2010). Al terzo posto sono gli elicotteri S64 della European Air Crane (11% medio, ma crollato al 5,7% nel 2011). Al quarto, gli apporti (circa il 6% nel triennio, ma in calo dal 9,8% del 2008 allo striminzito 1,7% del 2010).
Un taglio strisciante?
Se ciò transitasse integralmente al nuovo assetto, il servizio resterebbe immutato. Ma anche la spesa: passare un contratto da un’amministrazione all’altra non cambierebbe i saldi. Di qui il timore che, una volta trasferito il servizio, al nuovo titolare venga chiesto di provvedervi con i propri fondi ordinari, cosa difficile in un momento in cui tutti i ministeri subiscono tagli di bilancio. Nel recente passato proprio questo aveva contribuito allo scarso interesse della Difesa di riassumere il servizio antincendio in forma organica, che rischiava di essere pagato innanzi tutto dalle linee operative.
Altrettanto potrebbe accadere agli Interni, dove la flotta elicotteristica dei Vigili del Fuoco ha già visto scendere fondi e attività: da 19,85 milioni di euro e 7.210 ore nel 2008 a 11,8 mln e 6.111 ore nel 2010. L’attività media annua per pilota è stata nel triennio di appena 56 ore, meno di un terzo di quella considerata necessaria per i piloti militari e circa 15 volte meno di quella di un pilota di linea. Oggi Giovanni Galiotto, presidente di IPA, l’associazione professionale dei piloti succeduta ad ANPAC, ha addirittura scritto al presidente del Consiglio Mario Monti che la struttura dei Vigili «non sembra poter garantire il mantenimento degli standard oggi raggiunti» per la «disabitudine alle operazioni in ambiente boschivo e al necessario coordinamento con il Corpo Forestale dello Stato, cui tali operazioni sono demandate.»
In teoria la riduzione del “concorso” statale potrebbe essere compensata da un ruolo più attivo delle regioni, titolari della competenza primaria. In realtà le pressioni sui loro bilanci sono forse ancora maggiori di quelle a livello centrale, anche grazie alla continua riduzione dei trasferimenti dello Stato avviata dai governi di Silvio Berlusconi. Al di là dell’osservanza formale della legge – che, alla lettera, lascerebbe lo Stato libero di “concorrere” con secchi e badili anziché con Canadair, Fire Boss o S64F – è quindi concreto il pericolo di un taglio strisciante la cui portata verrebbe scoperta dai successori di Monti e Catricalà. Il mancato rinnovo del contratto nazionale Air Spea, in scadenza a settembre, priverebbe ad esempio le regioni del meccanismo-quadro all’interno del quale la regione Puglia attivò nel 2011 un proprio contratto regionale con quella società.
Verso un 2013 rovente?
La strategia di riduzione non è peraltro nuova. Nel 2010 lo stanziamento per il servizio aereo era di 125 mln, di cui 115 per l’antincendio. Nel 2011 quello per l’intero DPC è stato di 99 mln, stipendi compresi. Per ridurre di circa un quarto la spesa per i Canadair, il contratto siglato di recente ha abolito la stagione invernale (tipica del gennaio-febbraio di ogni anno) e tagliato gli orari di servizio. Già nel mese di marzo molte richieste sono rimaste inevase perché il contratto non prevedeva un sufficiente numero di macchine. In altri casi si sarebbe atteso fino all’ultimo, preallertando i gestori senza attivarli formalmente in attesa che la pioggia evitasse l’intervento (e il costo).
Una strategia del margine molto pericolosa per un’estate che la siccità fa immaginare calda. Benché i contratti in corso sembrino in grado di salvare la stagione 2012 (sia pure con il rischio di forti costi aggiuntivi se si dovesse intervenire oltre i ristretti limiti previsti), per il 2013 si profila il rischio di mezzi ridotti ai soli Canadair e gestiti da una organizzazione ancora in rodaggio. Forse addirittura senza i 40 uomini che l’Aeronautica Militare distaccava al COAU.
Né sarà facile contare sull’apporto delle forze armate, la cui proverbiale generosità e dedizione incontrano un limite preciso nei tagli di capacità varati in base alla filosofia di “tutta la sicurezza che mi posso permettere” anziché “tutta la sicurezza di cui c’è bisogno”. Un po’ come se per risanare i conti della sanità si decidesse di eliminare la cardiochirurgia o i trapianti di fegato.
Il rischio è di tornare alla situazione del 1975, quando di fronte al devastante incendio di Monte Argentario il sindaco Susanna Agnelli comprese l’utilità del mezzo aereo dopo aver visto un Canadair francese effettuare 29 lanci sul fuoco in tre ore. Per acquisire i primi due CL-215 italiani fu necessario attendere ben sette anni. Bisogna sperare che per comprendere le conseguenze del comma 2-bis non ci sia bisogno di una stagione infernale come il 2003 o il 2007, magari con l’aggravante di qualche vittima innocente di una capacità ridotta della metà a tavolino.
