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Tra sorte e destino

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L’Europa nel Caos Mondiale Organizzato

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Tanto rumore per quasi nulla.
Dopo otto mesi circa di scontro virtuale e di guerra civile tra etnie, con simboli comunisti le russofile e fascisti le nazionaliste, siamo alla spartizione dell’Ucraìna e alla neutralità della sua componente occidentale secondo lo schema che si definisce finlandizzazione.

Tutto come da copione e come previsto fin dal primo minuto della crisi. Probabilmente tutto concordato.
Frattanto alcune cose si sono mosse un po’ ovunque e quasi tutte nella direzione più inquietante.

Gli Usa

Gli Usa hanno sostanziato il loro nuovo colonialismo poco armato che si basa innanzitutto sull’aggressione energetica, frutto dell’avanzata nel shale oil sostanziata strutturalmente dalle “primavere arabe” e sulla destabilizzazione apparente delle arterie mediante la nuova tattica del tutti contro tutti. Forti e non deboli del proprio debito detenuto all’estero e in particolare dai cinesi che da quel credito dipendono più di quanto abbiano potere, dello strapotere satellitare in tutte le salse e del deterrente militare, giocano con i singoli players ponendosi con ciascuno di essi in termini di alleanza e di rivalità e li spingono a fare altrettanto tra loro su di un piano comunque d’inferiorità rispetto a Washington.

Squilibri e riequilibri

Obama ha mosso in maniera irrituale fin dal 2011 e ha causato squilibri e riequilibri che non cessano di agitarsi. La Russia ha dovuto far fronte all’avanzata americana, deve rispondere a gravi crisi strutturali ed economiche interne e ha visto morire l’ipotesi dell’asse con Berlino e Parigi perché la Francia si è svenduta agli angloamericani. Si è allora adeguata non soltanto alle mosse occidentali su Kiev alle quali è risultata tutt’altro che estranea e disinteressata, ma anche ai dissapori intercorsi nel “middle east” tra israeliani, sauditi e americani. Ha stretto un’alleanza molto forte con Tel Aviv su tutti i piani e si è avvicinata in modo preoccupante a Riad. Per suo conto ha fatto bene, per il nostro è il segno, insieme alle sanzioni della Ue, di uno scacco europeo.

En passant: il fatto che la Russia si sia detta disponibile a riconoscere lo Stato palestinese non va enfatizzato, lo hanno detto anche Londra, la Ue e di fatto l’Italia. D’altronde neppure Israele nega il diritto in sé, soltanto ogni volta spiega che non ci sono le condizioni…
Inoltre Mosca si è girata verso Pechino con grande giubilo di non si sa bene chi.

BRICS

Qualcuno spera che il cosiddetto BRICS rompa il predominio americano e si trasformi in blocco politico. A parte il fatto che il multipolarismo asimmetrico è caldeggiato proprio dagli americani, l’ipotesi che il BRICS diventi un fattore di liberazione è sorprendente. Il Brasile, servo e avamposto delle multinazionali, la Cina capitalcomunista, il Sud Africa alter-razzista sono soggetti inquietanti. L’India è un continente a sé e molto distante dal nostro universo mentale. In quanto alla Russia è un discorso a dir poco molto complesso e, comunque, che si sia vista costretta a rivolgersi colà è la cartina di tornasole di quanto siamo nei guai.

Oltretutto la nostra decadenza è dovuta a tre fattori: uno endogeno, la nostra malattia spirituale e psichica e la nostra bassa demografia; un altro di potere, ovvero siamo limitati dai vincoli angloamericani e un terzo, dall’impatto devastante, è la concorrenza dell’economia schiavistica che nel BRICS è una locomotiva e che per le nostre imprese e per le nostre società è uno schiacciasassi.

Yalta/e

Che non si tratti poi di blocchi di alleanze ma di diversi dosaggi di una Yalta pluripolare lo si nota agevolmente. La Cina ad esempio è un’alleata molto pericolosa e invadente nei riguardi della Russia con la quale è in contrasto non soltanto a causa dell’invasione pacificamente in atto della Siberia ma anche nei rapporti di forza economici e demografici. Peraltro gli intrecci apparentemente bislacchi incoraggiati dagli americani parlano chiaro. Con il rimescolamento nel Vicino Oriente, il Cremlino ha denunciato la decisione statunitense di scegliere come alleato privilegiato l’Iran. Quello stesso Iran che è alleato strategico della Cina. Ebbene, mentre le manovre navali congiunte nel Golfo Persico da parte delle flotte di Pechino e Teheran sono state salutate dai soliti ottimisti come minaccia agli americani, hanno invece avuto la funzione di mostrare i muscoli alle petromonarchie e sono state seguite dalla proposta ufficiale proprio da parte americana di associare l’esercito cinese alla coalizione contro l’Isis. Pechino è indecisa sul come accogliere la richiesta perché sa per esperienza che l’attendismo paga, tuttavia, per bocca di Li Shaoxian, portavoce di uno dei principali think tanks del gigante giallo “La Cina è minacciata dal terrorismo, dipende dal petrolio del Golfo, ha bisogno del Medio Oriente per entrambe le Vie della Seta”. Forse Pechino non parteciperà militarmente ma si lascia associare all’impresa. Nessuno sogni. Yalta, che non è alleanza d’acciaio ma spartizione e rivalità nella cooperazione, è vivissima e a farne le spese è soprattutto l’Europa.

L’Europa

L’Europa può farcela? Dovrebbe innanzitutto creare le condizioni per ricostruire una cooperazione con la Russia che non sia di dipendenza ma organica, così come avevano architettato Kohl e Mitterrand, e non può farlo se non è potente da ogni punto di vista.
Gli ultimi mesi hanno rischiato di soffocare l’Europa. So che a diversi sarebbe piaciuto perché gli garba tagliarselo per far dispetto alla moglie; solo che quella va a letto con altri e lui è castrato per sempre. E di questo si tratta se non assurgiamo a potenza molto presto: saremo inghiottiti e poco importa se dagli americani o dai pachistani.

Ancora una volta dobbiamo alla diplomazia e all’economia tedesca se lo strangolamento non è stato totale. Berlino è riuscita, infatti, a rintuzzare l’avanzata inglese sotto copertura della Nato nella zona di confine con l’est. Ed è ancora la Germania che insiste per la cooperazione con lo spazio economico eurasiatico da porre a riequilibrio dell’imminente TTIP sul quale cerca di operare prima che venga adottato per ridurne l’efficacia unilaterale.
Servirebbe adesso una forza rivoluzionaria europea che desse un altro taglio e un altro spirito a questa direzione. Invece le cosiddette forze alternative si limitano a cantare nel coro euroscettico così come chiede la City e a rivolgersi a Mosca non come alleati potenziali ma come portaborse in cerca d’impiego. Sono le estreme destre europee le prime che devono essere rivoluzionate con l’invio al macero delle loro finte classi dirigenti quasi per intero. Arrampicatori nani, portaborse d’accatto che non hanno alcuna volontà di potenza né la consapevolezza del momento o l’ambizione di scrivere il destino. Senza di ciò qualunque cosa accada e chiunque prevalga non ha alcuna importanza; proprio nessunissima.
All’opera, subito!

 

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