martedì 3 Marzo 2026

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Tra le economie imperanti e quelle rampanti noi nel Wto saremo la noce dello schiaccianoci

 

Con il termine Doha Round si identificano i negoziati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) che sono stati avviati ben undici anni fa a Doha, in Qatar: dal novembre del 2001 queste discussioni risultano bloccate e un completamento delle trattative sembra ancora lontano, soprattutto a causa delle divergenze tra paesi avanzati e paesi emergenti. Questa situazione sta diventando sempre meno tollerabile, come messo in luce da Herminio Blanco, il candidato messicano alla guida del Wto.
Secondo Blanco, ex ministro del commercio e dello sviluppo industriale, il Doha Round va completato quanto prima, nonostante non siano state risolte molte delle problematiche affrontate. Insomma, sono maturi i tempi per un nuovo negoziato. Questo round negoziale è partito con tre priorità: la riforma dei sussidi in agricoltura, l’assicurazione di una nuova liberalizzazione dell’economia globale e il miglioramento dell’accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati globali.
Il fatto che si sia prolungato all’estremo questo negoziato ha complicato il percorso di modernizzazione del Wto. Nonostante nel 2001 si fosse parlato immediatamente dei sussidi agricoli delle nazioni più ricche, poi Stati Uniti e Unione Europea hanno cominciato a pretendere che mercati emergenti come l’India, la Cina e il Brasile riducessero le tariffe dei loro prodotti. Si parla di una fine dei negoziati fra due anni, ma le posizioni continuano a rimanere distanti.
Forse è davvero giunta l’ora di un nuovo direttore generale dell’organizzazione che provenga da un paese in via di sviluppo, dopo quasi otto anni del francese Pascal Lamy: Blanco non è l’unico candidato adeguato se si vuole ragionare in questa maniera, visto che nell’elenco figurano anche Mari Pangestu (Indonesia), Bark Tae-Ho (Corea del Sud), Ahmad Thougan Hindawi (Giordania), Amina Mohamed (Kenya), Alan John Kwadwo (Ghana) e Tim Groser (Nuova Zelanda).

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