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Un destino tedesco

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Quei flirt nazisti del grande artista anticonformista

 

Joseph Beuys, l’artista tedesco più anticonformista e all’avanguardia degli ultimi decenni, aveva molti contatti con vecchi nazisti. È quanto rivela una nuova biografia scritta da Hans-Peter Riegel, ex assistente di Jörg Immendorff, che uscirà in Germania il 20 maggio e viene anticipata dallo Spiegel.
Beuys si circondò di vecchi nazisti o ex nazisti, che furono suoi mecenati, si legge nel libro. Uno di questi è stato Karl Ströher, uno dei suoi più importanti collezionisti e mecenati. Ströher, la cui famiglia possedeva la società di cosmetici Wella, aveva donato forti somme al partito nazista, con le sue aziende profittò di diversi ordinativi di armamenti e una volta scrisse a Hitler dichiarandosi pronto a collaborare “alla costruzione del nuovo Reich”. Altra figura controversa è Erich Marx, un mecenate il cui nome è legato soprattutto a quello di Beuys: Riegel ha mostrato allo Spiegel un documento che rivela la sua appartenenza al partito nazista. E ancora: Karl Fastabend, che in seguito redasse diversi scritti per Beuys, aveva militato nel partito nazista e nelle SS. Nel 1976 l’artista si candidò invece alle elezioni per il Bundestag per una formazione con tendenze di destra fondata da August Haußleiter, un giornalista che era stato un convinto sostenitore dell’ideologia nazista. Haußleiter, che sarà poi, insieme a Beuys, tra i primi attivisti dei Verdi tedeschi, aveva creato inoltre un movimento nel quale compariva anche Werner Georg Haverbeck, un ex membro del partito nazista e della gioventù hitleriana che, a guerra terminata, si fece prete e fondò il Collegium Humanum, un’associazione di estrema destra sciolta cinque anni fa per negazionismo. Ancora negli anni Settanta Beuys partecipò a riunioni di ex commilitoni immortalate in alcune foto.
Nella biografia si cita poi un discorso da lui tenuto nel novembre 1985, poche settimane prima di morire, in cui ritornavano temi sinistri come quello del “processo di guarigione sul suolo tedesco” o della lingua tedesca come fonte di un Paese nuovo. Non era un antisemita, ma credeva nell’importanza particolare dei tedeschi e non si è mai emancipato dalla predominante atmosfera nazionalista della sua gioventù, riassume lo Spiegel.
In ultima istanza Beuys aspirava a una società totalitaria, nota Riegel, che si sofferma anche sul fascino esercitato su di lui dalle teorie di Rudolf Steiner, l’ideatore dell’antroposofia, la dottrina su cui si basa tra l’altro la pedagogia Waldorf. “Si considerava il nuovo Steiner, un prescelto, era ossessionato dall’occultismo di Steiner, dalle sue teorie sulla razza, dalle sue astruse teorie su un’anima germanica, di uno spirito tedesco e di una missione particolare di questo popolo”, scrive lo Spiegel.

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