Albertazzi: vorrei non esser vivo per essere al posto di Carmelo Bene
«Provo un po’ di amarezza perché sono vivo… Sarebbe stata una felicità che l’avessero intitolata a me. Comunque meglio Carmelo che altri». Giorgio Albertazzi commenta così, con ironia, la decisione di CasaPound Italia di ribattezzarsi solo per oggi CasaBene, in omaggio a Carmelo Bene, attore «anticonformista» e «dimenticato» morto 10 anni fa. Proprio nel giorno della prima udienza della causa intentata dalla figlia del poeta statunitense contro l’uso del suo nome da parte dell’associazione di estrema destra. Albertazzi, a 88 anni un monumento del teatro italiano, dichiara tutto il suo amore per Ezra Pound. «Ho amato Pound attraverso Thomas Eliot (poeta anglo-americano morto nel 1965, ndr), negli anni ’80 ho fatto un recital su Pound con due musicisti – racconta Albertazzi -. Lo amo, lo metto ovunque. Per me sta con Dante e Omero». «Carmelo avrebbe preso bene questa intitolazione, credo – dice Albertazzi -. Sarebbe stato sciocco il contrario. Solo Carmelo ed io sapevamo dire poesia in Italia, ormai non c’è più nessuno». Per questo l’attore, in gioventù combattente della Repubblica sociale mussoliniana, incarcerato nel dopoguerra dagli Alleati come Pound, è pronto a un recital sul poeta assieme al centro sociale ‘nero’. «Non so bene cosa faccia CasaPound – ammette Albertazzi -, ma mi sembra che Pound meriti tutto ciò. Sarebbe bello fare una serata su di lui»
