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Un popolo

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che non s’inginocchia

Gesto polemico di due ministri giapponesi – Haruko Arimura, che si occupa di delle condizioni delle donne, e Sanae Takaichi, ministro degli interni – che hanno voluto rendere omaggio al santuario dove sono sepolti alcuni dei  criminali condannati per le azioni compiute contro le popolazioni cinesi, cambogiane e coreane durante la Seconda guerra mondiale. Alla visita hanno partecipato anche circa 100 parlamentari conservatori, tra cui il capo della politica del LDP, Tomomi Inada, ex presidente della Commissione Pubblica Sicurezza Nazionale, Keiji Furuya e Shinjiro Koizumi, figlio dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi. L’omaggio al santuario è avvenuto in contemporanea al discorso di Shinto Abe che, sia pure con riluttanza, aveva chiesto scusa ed espresso “grande disagio” per i crimini commessi dalle truppe di invasione giapponesi nelle regioni asiatiche.

“Profondo rimorso”. E’ stato l’imperatore Akihito, che però non ha alcun ruolo costituzionale, a pronunciare le parole che le nazioni sfidate dal Giappone durante la seconda Guerra mondiale si aspettavano da Shinzo Abe, il premier, sconfessando anche l’azione polemica dei due ministri che hanno omaggiato i resti dei “criminali di guerra”. 

“Rivolgendo lo sguardo al passato, con rimorso per la guerra, prego affinchè questa tragedia non si ripeta ed esprimo le mie condoglianze per coloro che sono morti in battaglia e nella distruzione, prego per la pace e la prosperità nel mondo”, ha sottolineato Akihito durante la cerimonia annuale che ricorda il giorno in cui suo padre, Hirohito, ammise la sconfitta del Giappone. 

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