7 maggio 1972, prime elezioni anticipate dell’Italia repubblicana. Fu un trionfo per il Msi che raddoppiò i suoi voti portandosi improvvisamente sulla soglia del 9%. Il Pci, dal canto suo, per la prima volta dal 1948 ottenne solo un avanzamento modesto (0,24%). L’evidente risposta alle turbolenze marxiste sempre più accese si concretizzò anche nel varo di un governo di centro, la prima sterzata imposta all’oramai decennale centrosinistra.
In quell’epoca e in quello scenario di duplice guerra fredda (Usa-Urss; Israele-Paesi Arabi), in piena tensione italiana con la Gran Bretagna e con la Francia, quella sterzata acuì le ragioni di strategia della tensione perché convinse i comunisti che l’antifascismo sanguinario avrebbe permesso loro di attaccare anche il governo. Più tardi, quando il Pci sarebbe entrato in area di governo, l’ectoplasma dello “stragismo fascista” (uno schema Bin Laden ante litteram) sarebbe subentrato all’antifascismo stradaiolo, buono, questo, per l’assalto al palazzo e ottimo, l’altro, per fortificare il palazzo già preso.
In tutto ciò non va sottovalutato lo scontro tra politiche estere contrapposte. Le più autonomiste e le più interessanti erano schierate a sinistra (sinistra Dc e destra Psi) ma ovunque le diverse linee s’intersecavano. L’uomo che cercò di esprimere equilibrio e sintesi tra i due schieramenti in modo da garantire una qualche continuità di politica del non totale asservimento fu colui che aveva varato per primo il centrosinistra e che fu scelto per guidare la Dc nel nuovo schieramento, Amintore Fanfani. Costui, chiamato a capeggiare insieme ad Almirante la crociata anti-divorzio sarebbe stato travolto di lì a due anni (primavera 1974) dagli esiti scontati del referendum.
E da allora tornò in sella un centrosinistra molto più sbilanciato verso i comunisti.
Gli effetti della pur significativa svolta del 1972 furono quindi pesantissimi in sconvolgimenti, congiure, attentati, massacri.
Se molti dei registi di quei crimini e dei propagatori delle menzogne che li hanno accompagnati sono morti, altri sono ancora vivi e presenti e, soprattutto, hanno tramandato la loro cultura ad epigoni ancor oggi maledettamente attivi.
