
L’Olivetti che imbavagliammo per compiacere gli americani è ancora in prima fila
Proprio quando si pensava che i droni avrebbero conquistato i cieli italiani, è arrivata la doccia fredda del Regolamento ENAC, entrato in vigore a fine aprile. Intento encomiabile, perché in fondo si tratta di un atto dovuto. La normativa si propone infatti di salvaguardare cose e persone. Innanzitutto il regolamento distingue due tipologie di velivoli radiocomandati: quelli dedicati a scopi ricreativi e sportivi (denominati “aeromodelli”) e quelli per attività professionali e lavorative.
La norma prevede, tra l’altro, che il pilota di APR debba essere maggiorenne e debba frequentare un corso di addestramento (ottenendo una sorta di “patentino”). Inoltre il drone dovrà essere assicurato. Già, ma come spesso accade in Italia, l’ENAC ha fatto uscire i droni dall’illegalità, impantanandoli nella burocrazia, hanno detto a Wired produttori e operatori del settore: “Il ronzio dei droni tace. Chi li produce non li vende. E chi fornisce servizi resta a terra. Un paradosso reso possibile da una norma dai nobili intenti ma dall’applicazione a singhiozzo”.
E allora? La svolta sta per arrivare dal mondo Open Source, e in particolare dal FABLAB Ivrea, un laboratorio del sapere, del fare, del comunicare e del condividere nato a maggio scorso nella città di Adriano Olivetti, nell’ambito del Polo per la Formazione e la Ricerca OfficinaH. Un’avventura professionale, tecnologica ed umana che si ispira proprio agli insegnamenti di Olivetti.
Gli animatori/docenti – Ugo Avalle ed Ettore Bartoccetti – raccontano a Tom’s Hardware che l’idea di sviluppare una soluzione al problema della sicurezza è nata proprio dopo aver studiato a fondo il regolamento ENAC. “Nessun drone in commercio oggi risponde in toto alle specifiche richieste e dunque la normativa blocca l’utilizzo professionale di questi oggetti volanti”, dicono Avalle e Bartoccetti che, con collaboratori e allievi coinvolge nel progetto un’azienda del territorio, Salt&Lemon, professionisti nel settore della ripresa aerea.
Nel FABLAB Ivrea arrivano così un drone commerciale e una scheda ArduPilot, controller derivato da Arduino, pilota automatico programmabile con ausilio di GPS e altri sensori permette di gestire un oggetto volante. ArduPilot controlla in autonomia stabilizzazione e navigazione. Dopo settimane di intenso lavoro, nel FABLAB Ivrea nasce il primo prototipo. “È un drone con un doppio sistema di pilotaggio tramite una scheda di controllo che verifica la piena efficienza dei due sistemi di pilotaggio prima del volo – ci dice Ugo Avalle – e, in base a criteri automatici o comandi manuali del pilota, abilita il sistema di emergenza. Abbiamo chiamato questo sistema ARDUcluster”.
“Nelle nostre intenzioni – sottolinea Ettore Bartoccetti – diventerà presto un kit (hardware e connessioni) adattabile a tutti i droni attualmente in circolazione, che saranno dunque modificati e certificati in base al Regolamento ENAC. Noi ci crediamo. Che ci risulti, è il primo prototipo al mondo e potrebbe essere una soluzione di sicuro interesse tecnologico e commerciale”.
L’entusiasmo dei due animatori è palpabile. Il progetto – concludono Avalle e Bartoccetti – prevede ulteriori passi che comprendono la gestione di un paracadute di emergenza, la ridondanza del sistema di trasmissione (attualmente in test), il controllo automatico degli ostacoli, e molto altro.
La sfida del FABLAB Ivrea è lanciata. Presto, grazie ai progettisti di ARDUcluster, i droni potrebbero volare in piena sicurezza e a norma di legge. Adriano Olivetti sarebbe stato orgoglioso dei suoi concittadini.

