mercoledì 15 Aprile 2026

Anche loro sfruttano Greta

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Giuseppi & co tassano la plastica, Aspettando aerei e merendine

La volontà, che è anche necessità, di agganciarsi alla piazza mondiale di Greta arriva dentro le stanze del governo italiano. Dopo l’urlo di rabbia e le lacrime della giovanissima attivista svedese all’Onu e alla vigilia del terzo Global Strike for Future, oramai è impossibile per la politica, e a maggior ragione per un governo, non dare un segnale. Angela Merkel ha messo sul piatto 100 miliardi per il clima fino al 2030 e persino Bankitalia, con il governatore Visco, ha chiamato le banche centrali a fare la propria parte insieme agli Stati. Il segnale dell’esecutivo giallorosso arriverà tra pochi giorni: una tassa sulla plastica inserita nella manovra. I tecnici del Tesoro sono a lavoro per tassare gli imballaggi: 2 centesimi per ogni chilo di plastica. I dettagli sono ancora in via di definizione, ma è l’idea che conta: l’effetto Greta si appresta a prendere forma e legittimazione dentro una legge, tra l’altro una delle più importanti, quella di bilancio.

A via XX settembre si stanno approntando le simulazioni per tassare bottiglie, confezioni e contenitori di plastica. L’idea è di far pagare questa tassa ai produttori o a chi importa il materiale in plastica, ma la prudenza è d’obbligo perché quello che si vuole evitare è un effetto-strascico, cioè che alla fine il balzello, o una parte di esso, venga pagato dai cittadini quando vanno ad acquistare una bottiglia di plastica piuttosto che un prodotto alimentare confezionato con lo stesso materiale. Il lavoro è ancora all’inizio perché ci sono ancora due settimane di tempo prima della presentazione della legge di bilancio, ma il significato politico è chiaro: disincentivare la produzione e l’acquisto della plastica.

Il disincentivo è il tratto caratterizzante della prima manovra del governo M5s-Pd. Sarà anche così per il contante, con una serie di misure per contrastare l’evasione che puntano sull’incentivo a utilizzare bancomat e carte di credito invece che il cash. L’intervento sulla plastica, però, ha un elemento aggiuntivo che rafforza quella sensibilità green diventata imprescindibile per l’agenda dei governi: la tassazione. Per un governo spostato a sinistra e con la volontà precisa di non alzare la pressione fiscale, quella sulla plastica diventa l’unica tassa sostenibile, addirittura conveniente. Per dirla in poche parole: tassare il nemico pubblico, cioè la plastica, intercetta il consenso del momento. A patto però – e questa è la raccomandazione che è stata data ai tecnici del Mef – che non sia il cittadino a pagare il conto.

Per leggere la stesura finale della tassa sugli imballaggi bisognerà aspettare il 15 ottobre, quando la manovra sarà inviata a Bruxelles. Intanto c’è da scrivere il primo capitolo, la cornice meglio conosciuta con il nome di Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Il provvedimento arriverà lunedì sera sul tavolo del Consiglio dei ministri, con tre giorni di ritardo rispetto all scadenza non perentoria. Qui il numero che conta è quello del deficit perché da quello dipende la flessibilità che sarà concessa dall’Europa: più alto è il valore, più miliardi arriveranno nelle casse dello Stato. Più facile sarà chiudere il cerchio delle coperture che servono per una manovra che ha spese per 30-32 miliardi, tra clausole Iva, spese indifferibili e taglio del cuneo fiscale. Al momento quel numero è stato fissato al 2,2% (circa 11 miliardi), ma il negoziato con Bruxelles si chiuderà all’ultimo minuto e in alcuni ambienti governativi non si esclude di poter arrivare al 2,3 per cento.

Dopo la cornice, arriverà la manovra, quindi i contenuti della prima prova economica del governo giallorosso. Si lavora per il pacchetto di misure anti-evasione, da cui si conta di recuperare quasi 4 miliardi. Il cuore dell’intervento è incentivare l’utilizzo degli strumenti elettronici: l’ipotesi più accreditata è quella di rimborsare mensilmente il 3% della spesa a chi paga con il bancomat o la carta di credito. Per facilitare le operazioni si pensa a una card unica antievasione che dovrebbe essere realizzata e distribuita da Poste, come avvenuto con la carta del reddito di cittadinanza. Lavori in corso anche sull’Iva: si studia la possibilità di un rimescolamento. Alcuni prodotti con aliquota al 10%, definiti di lusso o super lusso, potrebbero passare al 22% e altri invece scendere al 10% o al 4 per cento. Tra quelli in discesa ci sono anche prodotti sostenibili. Un nuovo sprazzo dell’effetto Greta.

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