venerdì 20 Febbraio 2026

Crescita zero

Più letti

Global clowns

Note dalla Provenza

Colored

alt

Il risultato di politiche che mancano di progettualità, di autonomia, di amore per il proprio paese

 

ROMA – Il tasso d’inflazione annuo ad agosto è salito al 2,8% dal 2,7% di luglio. Si tratta del livello più alto raggiunto dall’ottobre del 2008. Lo rileva l’Istat, confermando le stime provvisorie, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3%. Ad agosto la dinamica dei prezzi ha risentito dei costi dei beni energetici non regolamentati (carburanti), ma anche dal rialzo congiunturale dei prezzi servizi legati ai trasporti.

Corrono benzina e alimenti.
Ad agosto la benzina è aumentata del 16,1% (dal 13,5% di luglio) su base annua e dell’1,2% su base mensile. L’Istat aggiunge che il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto è salito del 20,3% in termini tendenziali (dal 17,4% di luglio). Si tratta del rialzo più alto dall’agosto del 2008, ovvero da tre anni. Su base congiunturale il gasolio ha segnato un aumento dell’1,4%. Anche il carrello della spesa ha registrato un aumento di prezzi superiore alla media. Per il raggruppamento dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti) la crescita è stata del 3,6% su base annua (il valore più alto dall’ottobre del 2008) contro un tasso di inflazione al 2,8%. Rispetto al mese precedente, l’indice dei prezzi della lista dei beni che rientrano nella spesa quotidiana ha messo così a segno un’accelerazione (era +3,4% a luglio).

L’allarme di Confindustria –
Il Centro studi di Confindustria, intanto, ha rivisto in peggio le stime sulla crescita: nel 2011 il Pil italiano si attesterà allo 0,7%, per poi crollare al +0,2% nel 2012. Sull’anno prossimo, infatti, “incidono gli effetti di tre manovre per complessivi 38,4 miliardi”. A giugno il Csc aveva previsto una crescita dello 0,9% quest’anno e dell’1,1% nel 2012. Ma “il cambiamento del quadro internazionale e di quello interno hanno portato il Csc – spiega il direttore Luca Paolazzi – a rivedere in peggio le previsioni”.

 

 

L’Italia soffre, ormai da qualche decennio, “il mal di lenta crescita”. E “questo male va aggredito con una terapia d’urto, uno short sharp shock”. Confindustria torna dunque a sollecitare il governo sul fronte delle riforme: “Agendo contemporaneamente su un insieme di fronti, il Pil – afferma il Csc – può aumentare di decine di punti percentuali in un arco di tempo ragionevole”. Per il Csc “la cura drastica, di cui il risanamento dei conti è parte necessaria, ma non sufficiente, verrà condivisa e diventerà pienamente efficace se chi ha l’onore di rappresentare il popolo italiano saprà per primo rinunciare a posizioni di rendita e privilegi”. Inoltre, solo se il governo varerà un piano d’interventi a favore dello sviluppo, il Pil nel 2012 potrebbe salire all’1,5% e di un ulteriore punto percentuale nel 2013.

In sostanza, secondo Confindustria, ciò che manca oggi sono le politiche di stimolo alla ripresa, e il governo si assume una “responsabilità gravissima”, come ha ripetuto oggi la presidente Emma Marcegaglia, se non procede con riforme e “decisioni chiare”. Anche perché, rimarcano gli industriali, la manovra ”è fatta prevalentemente di entrate” tanto che la pressione fiscale ”raggiungerà quest’anno il 42,8% e l’anno prossimo salirà al 44,1%, oltre il massimo storico del 43,7% toccato nel 1997 per l’entrata nell’euro”.

Anche il benessere degli italiani è in declino e secondo gli analisti di Confindustria è tornato ai livelli del 1999: “In termini assoluti il Pil procapite sarà l’anno prossimo del 6,9% inferiore a quanto era nel 2007 e ai livelli del 1999”, scrivono; e dunque “ai dieci anni perduti se ne sono aggiunti altri tre. In termini relativi, rispetto alla media europea, il reddito degli italiani passa dal 107% nel 1996 al 93% nel 2012”.

Anche la Ue taglia le stime del Pil. Una conferma alle previsioni di Confindustria arriva dalla Ue, che a sua volta ha ridotto le stime sulla crescita del Pil italiano di quest’anno a +0,7% dall’1% indicato nelle previsioni di primavera. La dinamica del ciclo del nostro Paese, secondo Bruxelles, dovrebbe rimanere a zero sia nel terzo che nel quarto trimestre di quest’anno a fronte di una media europea di +0,2% per entrambi i trimestri. Secondo l’analisi il rallentamento della domanda mondiale condizionerà in negativo “le esportazioni che finora hanno guidato la ripresa”.

Ma tra i problemi dell’Italia, secondo la Commissione, c’è “la persistente debolezza del mercato del lavoro e le pressioni inflattive” destinate a pesare sul reddito disponibile e sui consumi. La crisi sui mercati finanziari, inoltre, comporterà un aumento dei costi di finanziamento delle imprese, problema che frenerà i loro programmi di investimento. Per contrasto, osserva la Commissione, “gli aumenti dei salari restano moderati, soprattutto grazie alla riforma della contrattazione che ha come base di riferimento l’inflazione prevista esclusi i prezzi dell’energia”.

Ultime

Mai farsi mancare le caramelle!

E non sono consigli per i pedofili

Potrebbe interessarti anche