E il diplomatico, dirigente d’intelligence, deve dare le dimissioni. A conferma che è vero
Assume dimensioni sempre più imbarazzanti per l’amministrazione Obama la vicenda di Charles Freeman, il diplomatico a riposo che era stato nominato a capo del National Intelligence Council, che supervisiona la stesura dei rapporti sulla sicurezza nazionale da parte di ben 16 diverse agenzie di sicurezza federali, ma è stato costretto a rinunciare al suo importante e prestigioso incarico dopo che dal Congresso è stato accusato di aver preso posizioni anti-israeliane, addirittura definite come ‘troppo vicine all’Arabia Saudita ed alla Cina’. Freeman è uscito di scena ma non in silenzio ed, in una e-mail, ha rimandato le accuse al mittente, dichiarandosi vittima di una “diffamazione” ordita dalla ‘potente lobby israeliana’. “L’azione diffamatoria nei miei confronti e la traccia facilmente riscontrabile delle loro e-mail mostra in modo definitivo come esista una potente lobby determinata ad impedire che nessun punto di vista diverso dal loro venga espresso, e tanto meno abbia un ruolo nella comprensione americana degli avvenimenti e delle tendenze in Medio Oriente” ha scritto l’ex ambasciatore a Riad, ed ex numero due della missione diplomatica a Pechino, denunciando le “distorsioni diffamatorie delle mie dichiarazioni che non sarebbero cessate una volta assunto l’incarico”. Freeman era stato ripetutamente e duramente attaccato da diversi esponenti del Congresso, come il senatore democratico Charles Schumer, per le critiche espresse verso la politica israeliana da quando, lasciata la diplomazia nel 1997, guida il Middle East Policy Council: nel 2007 per esempio disse “la brutale oppressione dei palestinesi da parte dell’occupazione israeliana non sembra finire, l’identificazione dell’America con Israele è diventata totale”. Alla luce di quanto avvenuto i fatti gli stanno dando ragione…