L’euro tiene così perché così fa comodo al dollaro
Dovevate pensarci prima e sostenere Strauss-Kahn, idioti!
I quasi due centesimi recuperati al dollaro da mercoledì sera offrono però una prima valida spiegazione per tanta resistenza: in realtà è il biglietto verde a menare le danze, muovendosi soprattutto sulle attese per il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve. Janet Yellen ha lasciato intendere che dopo un’eventuale stretta a settembre (già scontata dal mercato) la successiva marcia al rialzo dei tassi non sarà particolarmente spedita, così il dollaro non può schiacciare l’euro come qualche mese fa.
Non è l’unico motivo che offre per il momento sostegno al cambio, perché anche la parte europea fornisce qualche spunto interessante da considerare. È evidente che a guardare i movimenti dell’euro negli ultimi mesi l’evento «Grexit» o non è nel radar degli investitori, oppure non li preoccupa particolarmente. Se si deve trovare un merito per tutto questo lo si deve assegnare alla Bce, che con strumenti come l’Omt o lo stesso quantitative easing (che paradossalmente ha contribuito a indebolire l’euro fino a un paio di mesi fa) ha steso attorno ad Atene un cordone protettivo. Il risultato è che il contagio, quantomeno quello finanziario, non fa certo paura come qualche anno fa e la disgregazione stessa dell’euro non viene più presa in considerazione, associando alla stessa moneta unica un’idea di solidità che pareva perduta nelle precedenti fasi della crisi.
Forse sarebbe però anche opportuno non dimenticare il peso politico che il cambio euro/dollaro riveste. Qualche giorno fa Barack Obama ha negato di aver detto di augurarsi un dollaro più debole e sulla carta nessuno, né a Francoforte, né a Washington ammetterà mai di avere un obiettivo valutario. Ma nella pratica pochi credono davvero che il cambio possa essere lasciato a lungo in balia delle oscillazioni di mercato, perché il suo valore è terribilmente importante per i potenziali effetti su export e crescita e non solo. «L’euro verrà sostenuto dalle banche centrali per dare un’immagine di stabilità e gli Stati Uniti saranno ben lieti di contribuire a non fare salire il dollaro», sostiene nel consueto commento settimanale Alessandro Fugnoli di Kairos. Chi vuole speculare sulla Grexit farà forse meglio a cercare altre strade.
