
Il nostro unico modo vincere la guerra con lo jihadismo
L’Isis è alle porte, anzi a sud di Roma. E lo scrittore Gabriele Adinolfi, intervistato da IntelligoNews, analizza la complicata situazione italiana che ha, avverte, “due elementi schizofrenici”, per cui “non c’è soluzione se non una”. Eccola qui spiegata.
Adinolfi cosa sta succedendo in Libia e cosa comporta per l’Italia?
“Innanzitutto le primavere arabe hanno permesso agli americani di fare grossi passi in avanti rispetto all’esportazione energetica e al dominio quantomeno dell’Europa del Sud. Secondo: i francesi e gli inglesi in Libia sono andati a farsi gli affari loro a nostro danno. E c’è stata una compensazione avvenuta in Africa -con terreno ceduto rispetto alla Cina- che ha visto concessioni di zone di influenza che erano nostre a francesi e inglesi. La situazione è complicata dunque perché, come hanno detto in molti, l’Isis non solo è armata anche dagli Usa ma c’è talmente una situazione magmatica con Francia e Inghilterra che ci troveremmo in guerra contro tutti”.
E il governo italiano cosa può fare ora?
“E’ complicato perché il nostro governo ha due elementi schizofrenici: primo perché risponde a una logica devastante che è quella delle lobby che vogliono lo ius soli e si rimpinzano di soldi sugli immigrati. Contemporaneamente però, in politica estera, stiamo meglio del governo precedente. Gentiloni è più nazionale. Non c’è soluzione comunque, se non una”.
Quale sarebbe l’unica soluzione?
“Armare la Siria di Assad e fare un’alleanza stretta in contemporanea con l’attuale Egitto in chiave anti-Isis e assumere una maggior influenza diplomatica sul piano internazionale aiutando la Germania nella pacificazione in Europa. Con questo trittico di interventi forse potremmo salvare il tutto altrimenti siamo distrutti. Ma Napolitano, Frattini, La Russa, Monti e Terzi che hanno fatto?”.
Minacce Isis all’Italia. 007 avvertono: «Doppio fronte, mai così esposti». Cosa succede e cosa fare?
“Non chiuderemo mai le frontiere perché non c’è nessuno che abbia né il coraggio, né la forza, né la personalità per farlo. Qua vanno create teste di ponte: cioé bisogna difenderli lì, la politica di Berlusconi in accordo con la Libia di Gheddafi, al di là di forme discutibili, era un toccasana sia per l’Italia che per il Mediterraneo. Occorre tornare a quel tipo di politica”.
Di fatto così intervenendo, Adinolfi, si va in guerra…
“Embé, siamo in guerra”.
L’Isis che dichiara: “Siamo a Sud di Roma”. E che parla di noi come della Nazione della Croce, cosa le dice?
“Mah, qui ho un altro tipo di lettura. Noi in Italia abbiamo lo Stato Maggiore dello jihadismo in Europa e si trova nel famoso triangolo rosso, in Romagna, guarda caso. Ed è quello che organizza e coordina tutte quante le destabilizzazioni nei Paesi arabi. Questi soggetti, per stare tranquilli, non penso che vogliano compiere attentati qui. Però nella logica dello scontro di civiltà, penso che in parte a qualcuno (altri jihadisti, in parte gli americani, in parte gli alleati degli americani) interessi molto che la tensione cresca e quindi interessi un attentato in Italia. E’ possibile che stiano spingendo alcuni ad agire senza ascoltare i loro referenti locali”.
Gli 007 che dicono “mai così esposti” la dice lunga comunque…
“Sì. Bisogna vedere se la gerarchia all’interno dei jihadisti è molto forte o no, se sì non avverrà. Ma se c’è una forma qualsiasi di anarchismo e autonomismo lo darei per scontato”.
I cristiano copti pronti per essere sgozzati. Come interpreta quelle immagini?
“C’è nella loro mentalità la guerra santa ma non va dimenticato che si stanno scannando soprattutto con i musulmani. E’ la logica dello scontro di civiltà che nasce nel Pentagono che vuole essere riportata. Che gli jihadisti siano dei pazzi mi pare evidente ma non dimentichiamo che hanno ucciso migliaia di persone di fede musulmana. Siamo al di là dello scontro tra due religioni”.
Il loro fondamentalismo contro la nostra società liquida è vincente?
“No. Diciamo che purtroppo ci sono delle carte in regola per una liquidità bollente in continuità endemica. E’ plausibile, e dovrebbe rientrare negli schemi dei grandi think thank, che ci sia una continuità di terrore diffuso che preoccuperà ma stabilizzerà”.