lunedì 26 Febbraio 2024

Berlusconi sostiene D’Alema

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Dalle telefonate che ha fatto il Cava­liere ha ricavato una conferma, ovvero che la par­tita della formazione del nuovo governo euro­peo, anche se agli sgoccioli, può ancora finire in qualsiasi modo. E che i contatti di questi giorni che le cancellerie europee si scambiano possono avere molteplici obiettivi: dichiarati, tesi a soste­nere i candidati nazionali, ma anche di marca meramente diplomatica, perché non si possa di­re in giro che quel tale governo non ha sostenu­to sino in fondo il proprio candidato ufficiale. In un gioco che è anche delle parti, che incro­cia anche interessi di natura interna da interpre­tare, e che non esclude possibili colpi di scena, nelle ultime ore lo stesso Gordon Brown ha chia­mato la Merkel, per sostenere che non può esse­re lui a ritirare la candidatura alla presidenza del­la Ue di Tony Blair (che quasi tutti danno ormai per tramontata).
Il rientro in pista dell’ex premier laburista sa­rebbe una sorpresa, ma fra Londra e Berlino se n’è parlato, cercando forse di smussare per un’ul­tima volta (con convinzione?) lo scetticismo che la Cancelliera ha sempre nutrito per la candidatu­ra europea dell’ex inquilino di Downing street. Il Cavaliere ha avuto conto di queste dinami­che scambiando impressioni su tutta la partita con la stessa Merkel. Mentre da Parigi si riceve la conferma che Sarkozy non ha mai smesso di ritenere Blair un ottimo nome possibile per la presidenza, come del resto gli olandesi e gli spa­gnoli. Chiacchiere finali di una partita in chiusura (quella di Blair) o qualcosa di più? Al momento non lo sa nessuno, e quando Brown dice che non può ritirare ufficialmente la candidatura di Blair (quella dell’altro inglese, David Miliband, alternativa e diretta alla stessa carica per cui con­corre anche Massimo D’Alema, è si data in asce­sa dai socialisti ma allo stesso tempo non ufficia­le) dice una verità tecnica: si procede infatti pri­ma con la nomina del capo del governo euro­peo, poi con i commissari. Ma può anche darsi che insista solo perché lo stesso Miliband è più concentrato su obiettivi di politica interna, e sembra non si stia sbracciando più di tanto per sedersi sulla poltrona di mister Pesc. O anche per il motivo opposto: blindare Miliband come compensazione per Londra.
Di certo il Cavaliere sta facendo la sua parte. Nel suo giro di telefonate ha parlato con Joseph Daul, presidente del gruppo popolare a Strasbur­go e soprattutto con il cancelliere austriaco Wer­ner Faymann, che ha ricevuto il mandato esplo­rativo per sondare i 27 Paesi e capire chi abbia più chance fra i socialisti per arrivare a dirigere la politica estera dell’Ue. A chi gli parla riconosce or­mai apertamente che an­che la sola chance di ave­re un italiano in quella poltrona ォcostituisce un interesse nazionale preva­lente サ rispetto ad avere un commissario di stret­ta fiducia e della stessa parte politica. Insomma nonostante i rumors e persino le quo­tazioni dei bookmarkers britannici i giochi sono ancora tutti aperti. Ieri se n’è avuto un assaggio per­sino nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl, te­nutosi a Palazzo Grazioli. Durante la riunione pre­sieduta da Berlusconi si è accennato a Blair e so­pra tutto si è rimarcato che è in atto una piccola rivoluzione dentro il Ppe contro la candidatura del belga Van Rompuy alla presidenza, conside­rato da molti una figura di troppo basso profilo. Tutto ha anche un riflesso di politica interna. In Europa ormai si parla apertamente di una cauta insistenza dell’Italia su D’Alema, dove per il sostantivo c’è da registrare anche la riser­vata, ma costante, attenzione che il Quirinale (sul filo Roma-Bruxelles) sta dedicando al dos­sier. Un dossier che in uno scenario a 360 gradi è stato discusso poche giorni fa anche da un uo­mo di fiducia di Berlusconi come Mario Mauro, capo dell’eurodelegazione del Pdl, direttamente con Bersani, in una lunga conversazione che ha toccato l’Europa, gli aspetti comunitari più attua­li, ma anche ovviamente D’Alema, il rapporto fra l’ex leader dei Ds e il Cavaliere. E di conseguenza i rapporti prossimi venturi fra la maggioranza e il partito democratico.

Ma il contrasto attuale e il piacere di poter dire no agli ultra-atlantisti non può farci dimenticare che D’Alema, da premier, permise alla Nato di bombardare, dall’Italia il popolo di Belgrado e che non è migliore dei suoi conocorrenti in carriera.

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