
Della crisi imminente
Non è la prima volta che utilizziamo la metafora di Cassandra, e tutto sommato non ci dispiace nemmeno reiterare, visto e considerato anche il livello medio delle notizie in voga sulla maggior parte dei media e dei social network. Si parla molto (troppo) di pagliuzze, ci si accoda alla tematica giornaliera, più appetibile in termini di spessore e di semplicità nell’offrire tanto analisi spicciole, quanto soluzioni grossolane.
Però, secondo il nostro parere, le più importanti notizie, e la maggior parte di quelle tematiche che hanno una portata determinante, sono in gran parte misconosciute e volutamente sottostimate.
Sul sito wallstreetitalia.com abbiamo trovato (senza troppa difficoltà tra l’altro) due articoli datati 31 Luglio; “Mercati: Canada in recessione, Russia taglia tassi. A luglio rame KO, alluminio a minimi” . “Mercati, il punto su luglio. Shanghai -14%. Emergenti -7,8%, bagno sangue in Asia” . Articoli che focalizzano la loro attenzione sulla situazione dell’economia mondiale; il cui stato di salute, a dispetto di omissioni e falsità, desta tra gli addetti del settore più di una preoccupazione, cosa che dovrebbe teoricamente trovare maggior risalto nell’agenda politica oltre che europea, anche italiana, ed incentivare un conseguente serio dibattito sull’origine di questa nuova pericolosa condizione di criticità globale.
Tutto ha inizio, come i nostri lettori sapranno, dai primi giorni di Luglio con il collasso dell’ipertrofico mercato finanziario di Shangai e di quello gemello di Shenzhen. Una slavina arginata in modo sbrigativo dal Governo capital/comunista di Pechino i cui metodi, seppur criticati dai palati sofisticati dell’Occidente, hanno trovato il plauso in primis proprio degli occidentali, che hanno chiuso occhi ed orecchie su tutto; blocco delle vendite di titoli da parte di aziende di Stato ed alti papaveri del potere cinese, arresto immediato di centinaia di broker, ed iniezione di liquidità nel sistema da parte della banca centrale, con il preciso intento di NON FAR SCOPPIARE LA BOLLA SPECULATIVA!
Tutte cose che in occidente non sarebbero nemmeno state concepite, vista la fideistica devozione nelle sacre leggi del “libero mercato”, cui la Cina ha potuto però derogare a mani basse, attraverso un interventismo duro e costosissimo, cosa che ha fatto tirare un sospiro di sollievo universale.
Tuttavia c’è un risvolto della medaglia di non poco conto, che ha innescato un effetto/domino dalle difficili dinamiche di contenimento.
Per prima cosa c’è il “fattore tempo”. Pechino non potrà mantenere l’argine eretto contro il rischio d’implosione del suo sistema finanziario per un tempo troppo lungo. Pur vantando riserve di liquidità pari a 4000 miliardi di dollari, la voragine che s’è creata, e che coinvolge ben 90 milioni di risparmiatori ed oltre un migliaio d’imprese (sia pubbliche, sia private) quotate in borsa, rischia di intaccare in maniera strutturale quello che è ancora il più grande bacino di capitali a livello mondiale. Pechino si trova a dover decidere se bruciare le sue riserve, in una lotta contro il Leviathan creato dal suo modello di sviluppo, o se far esplodere la bolla fin qui mantenuta artificialmente, mandando sul lastrico risparmiatori ed imprese. In entrambe le ipotesi, il risultato che si otterrà nel breve/termine sarà quello di una nuova crisi economica globale, scaturita dalla brusca frenata della locomotiva asiatica che, o in termini economici o in termini finanziari, dovrà giocoforza far ricadere sugli altri continenti gli effetti della valanga partita da Shangai l’8 Luglio scorso.
I due articoli che abbiamo menzionato all’inizio rappresentano soltanto i primi segnali di questa crisi, che parte da lontano, ed è caratterizzata dal legame che s’è instaurato tra la Cina, quale manifattura globale, le nazioni esportatrici di materie prime; Canada, Russia, ma anche, e soprattutto Africa ed America Latina, e queimercati asiatici, in particolare quelli del gruppo ASEAN, che hanno da sempre verso Pechino un occhio attento, in quanto modello di sviluppo e partnerstrategico.
L’Occidente è attualmente solo lambito da questa situazione, ed ancora non percepisce le criticità provenienti da oltre Muraglia come un pericolo reale. Tuttavia è bene rammentare quanto Stati Uniti ed Europa vivano una fase di declino strutturale, anche al netto della timida ripresa dell’ultimo semestre motivata come detto in passato da fattori esogeni, e non abbiano né strumenti economici adeguati, né piani di risposta politica, nel caso in cui la crisi asiatica dovesse sfondare gli argini posti da Pechino.
La calma piatta che i media trasudano in questo periodo, tranne che per gli argomenti funzionali alla distrazione di massa, è per noi sintomatica di un certo livello d’irresponsabilità delle classi dirigenti occidentali, oppure non è altro che la foglia di fico con cui si cerca di coprire l’arrivo della tempesta. In ogni caso il metodo sta funzionando, in quanto ben pochi sono lì ad osservare le dinamiche che si stanno sviluppando dopo l’8 Luglio.
La storia si ripete; così come avvenne nel 2007, con l’esplosione della prima crisieconomica globale, quando i suoi esordi non furono visti nella loro reale portata. Ed anche allora “Cassandra” ci vide lontano e giusto.