Big Brother e i piccoli fratelli
Gli strani comportamenti della polizia francese hanno sollevato sospetti.
Il copia-incolla dei depistaggi delle Twin Towers è stato fatto in modo così privo d’inventiva da lasciare allibiti. I documenti “ritrovati”, il manuale d’uso della armi, i colpevoli sicuri che invece erano altrove: un remake da quattro soldi .
Alcuni osservatori attenti hanno fatto notare che lo scontro di civiltà è made in Usa o meglio in Ukusa more Israel. Per questo sospettano dello Stato e anche del Mossad.
D’altronde la Francia ha appena riconosciuto lo Stato palestinese all’Onu e, l’indomani di quando lo fece, la Norvegia fu funestata dalla strage di Breivik.
Tutto vero, ma se per le Twin Towers è tecnicamente indiscutibile che si sia trattata di un’operazione di alto livello, ovvero di un’autoattacco, nello specifico restiamo agli schemi classici della strategia della tensione.
Per l’affare Moro tutti (francesi, americani, israeliani, sovietici, italiani) furono complici e protettori delle Brigate Rosse, in pratica le coprirono, le lasciarono fare indisturbate ed evitarono d’intervenire. Ma se si può parlare di regia israeliana e di coproduzione internazionale il film fu comunque brigatista.
Qualcosa del genere può essere accaduto in Francia, con il beneplacito di tutti. Con l’Isis che magari ha lanciato una fatwa contro i dissacratori di Charlie Hebdo, con l’Eliseo che ha pensato di raccogliere frutti dello sgomento pubblico, con gli inglesi che vogliono attaccare il polo franco-tedesco. Gli israeliani potranno anche godere per ripicca e di certo non sono scontenti di questo “scontro di civiltà” così come non lo è l’America.
Che qualcosa di strano ci sia lo attesta non soltanto il suicidio, mercoledì sera, di un commissario che lavorava sull’inchiesta di Charlie Hebdo ma soprattutto la discrezione con cui la notizia è stata data alla stampa che l’ha di fatto silenziata. Si è ucciso o l’hanno ucciso? Cosa aveva scoperto o quale segreto doveva morire con lui?
Infine le ammissioni di Alfano sugli oltre cinquanta terroristi transitati sul nostro territorio sembrano confermare il remake dell’affaire Moro.
Sostenere però che dietro c’è Big Brother non deve far dimenticare che in prima linea ci sono djihadisti armati e motivati e che, pupazzi o no, con loro i conti si sarà costretti a farli.
Non se ne uscirà fuori se ci si dimentica di chi c’è dietro ma fingere che essi non esistano sarebbe stupido.
