
La nuova filosofia di vita vegetale in odio all’Europa
La Grande Sostituzione non è solamente una questione etnica. È un processo che punta a disgregare e frantumare il concetto stesso di Europa andandone a minare le basi millenarie su cui si fonda la sua Civiltà. Si basa, oltre che sulla sostituzione etnica dei popoli, anche sulla cancellazione della cultura classica e sulla cancellazione – e talvolta criminalizzazione – di interi stili di vita, di costumi, di tradizioni. Lo stesso processo di globalizzazione denunciato da più di trent’anni dall’élite dell’allora destra radicale altro non è stato che l’avanguardia della Grande Sostituzione.
Anche il cibo e la cultura culinaria sono stati, e vengono tuttora, “sostituiti” da surrogati che rendono orizzontali i gusti. Al di là della polemica sui McDonald, purtroppo scaduta una volta presa in mano dai no-global che ne hanno fatto una battaglia al logo come fosse il simulacro del palazzo d’inverno, anche le leggi dell’Unione Europea che vietano o limitano la produzione dei cibi tradizionali e artigianali – fu famosa la polemica sul camembert in Francia negli anni ’90 – altro non sono se non battaglie contro le fondamenta della civiltà europea. Ma non contenti, dopo averci invaso per decenni con il cibo spazzatura, ora ci dicono che fa male e ci propongono un’alternativa finta, come tutte le alternative eterodirette, fatta spesso di cibi al limite del liofilizzato, privi di gusto e totalmente asettici che etichettano con il nome di “biologico” per far abboccare all’amo i più sensibili alla questione ambientale.
Ma in molti paesi europei, Italia in testa, le suddette picconate alla cultura del cibo non hanno avuto gli effetti sperati: il cibo spazzatura, tranne che nelle fasce più giovani, non è riuscito a sostituire la cucina tradizionale troppo vasta e troppo buona e il “biologico” resta un costoso capriccio di nicchia per pochi radical-chic. E allora meglio puntare sull’effetto terrore: criminalizzare la materia prima stessa della cultura europea del cibo, la carne. Come scritto proprio sulle nostre pagine, in realtà gli studi dimostrano che è proprio la cultura allogena che viene importata da oltre-oceano ad essere dannosa, ma la grande operazione orwelliana sta nel far credere che in realtà il male non è come viene trattata ma proprio la carne in sé e soprattutto farci credere che una dieta priva di carne possa essere non solo sana ma addirittura più sana. Lo stesso concetto dell’essere vegetariani, scelta una volta dettata dalla necessità di purificarsi e “alleggerirsi” in determinati periodi dell’anno in cui bisogna essere più sensibili ai moti cosmici o scelta radicale per una vita quasi monastica dedita alla meditazione, è stato del tutto invertito e desacralizzato trasformandolo in una religione estremista del partito dell’anti-carne grazie soprattutto alla sua controparte modernista, il veganesimo, nato in Inghilterra nel 1944, cresciuto negli Usa e quindi giunto in Europa grazie ai movimenti no-global all’alba del XXI secolo – se ne hanno le prime notizie nel 2003 grazie al saggio di Mickey Z. “Paura di un pianeta vegano” contenuto nel libro “Tutto quello che sai è falso” – prima di essere diffuso dalle più radicali correnti che militano nei centri sociali.
Ma perché tutto questo odio verso la carne e verso i cibi di derivazione animale? E perché diventa vitale per l’Europa difendersi da questo attacco? La risposta è piuttosto semplice. La “religione anti-carne” nasce proprio dall’odio verso le radici stesse dei popoli europei. Migrati alla fine dell’ultimo periodo glaciale da una ancestrale Urheimat – nordica, baltica o caucasica a seconda degli studi più importanti – i primi popoli indo-europei che giunsero in Europa erano un popolo di cacciatori e allevatori mangiatori di carne, esperti nelle arti del metallo e che sconfissero gli indigeni agricoltori ed erbivori con asce, armi di ferro e carri da guerra. L’arrivo e la vittoria dei popoli indo-europei portò poi all’imposizione dei costumi di quella società di cacciatori-allevatori. Lo stile di vita sedentario e commerciale fu sostituito da una concezione del mondo eroico-virile e guerriera. La cremazione sostituì l’interramento. Alle divinità ctonie e telluriche degli agricoltori successero le divinità uraniche tipiche dei cacciatori nomadi la cui guida era il cielo. Le Grandi Madri terribili, spesso cannibale e assassine di maschi, come l’infanticida Tanit, furono detronizzate da sovrani cosmici rappresentati sempre come padri celesti, accompagnati non da figure della madre terra ma da regine del cielo, vergini celesti o divinità di amore e fertilità legate al ciclo del cosmo più che a quello della terra. Infine, alla società matriarcale si sostituì quella patriarcale.
La stessa iconografia di molti riti ricorda, oltre a vicende cosmiche e a battaglie spirituali, questa vittoria del popolo cacciatore nei confronti dei popoli “tellurici”, diventando di fatto un esempio in terra di quello che accade in Cielo e di quello che deve accadere all’interno di ognuno di noi. Il caso più lampante è quello della tauroctonia mitraica: Mithra che doma e uccide il Toro rappresenta a livello cosmico l’avvento dell’era dell’Ariete – divinità del solfo celeste del pantheon indo-europeo – in seguito all’era del Toro, animale lunare e totem dei popoli pre-indoeuropei; a livello spirituale è la vittoria sulle forze telluriche necessarie a far nascere la vita ma che è necessario dominare per non farsi travolgere; a livello “storico” rappresenta proprio l’avvento e la vittoria dei popoli cacciatori indoeuropei sui popoli il cui culto tellurico taurino era predominante, culto in cui il Toro era il dominatore e non il dominato.
La nuova religione del “niente cibo di derivazione animale” – quindi non solo la carne dei cacciatori ma anche il miele e i latticini degli allevatori, insomma il sostentamento dei popoli guerrieri indoeuropei – si innesta dunque proprio nella battaglia alle radici dell’Europa. La battaglia dei vegani che pretendono di insegnarci che l’essere umano non è fatto per digerire i prodotti animali assume poi caratteristiche etnico-razziali visto che recenti studi hanno dimostrato che il colore bianco della pelle degli Europei deriva proprio dallo sviluppo degli enzimi utili per digerire carne e latticini, enzimi sviluppati solo dai popoli allevatori e cacciatori che millenni fa hanno dato vita alla nostra civiltà. Ma come dicevamo è una battaglia non solo etnica. È anche un attacco simbolico quanto sostanziale al sangue, elemento cardine della spiritualità guerriera, simbolo di forza e vita, vincolo profondo che lega alla stirpe, agli antenati, agli dei ed eroi archetipi e fondatori della propria civiltà. È un attacco diretto al carattere virile e guerriero che va in totale parallelo con le battaglie contro la figura maschile, contro le concezioni eroiche e solari, contro i Mithra tauroctoni – sarà un caso ma il simbolo della finanza di Wall Street che stritola i popoli è proprio un toro furente e soprattutto indomabile che rappresenta la riscossa del popolo americano – portate avanti da chi ha conservato tutte le caratteristiche telluriche, lunari, mercantili e matriarcali di chi ha un solo nemico: l’Europa.

