domenica 23 Giugno 2024

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Riflessioni su Alfred Baeumler interprete di Nietzsche e sulla centralità e non-attualità della filosofia del solitario di Sils Maria. Ovvero, strumenti per affrontare il “cuore nero” della modernità: il Nichilismo

Da ORION 230, novembre 2003


Questo scritto verte su di una recente iniziativa delle Edizioni di Ar, riguardante la pubblicazione dei testi di Alfred Baeumler su Nietzsche. In occasione del quarantennale delle Ar (nate nell’autunno del 1963), i testi baeumleriani rappresentano, simbolicamente, una sorta di ‘fermaglio’. Come il fermaglio ha un doppio movimento di apertura/chiusura, così le opere di Baeumler chiudono un ciclo e, al contempo, ne aprono un altro. Ma, per meglio chiarire il ricorso a tale ‘simbolo’, è bene suddividere, schematicamente, lo scritto in tre punti, distinti soltanto per ragioni analitiche, ma, in realtà, fra loro strettamente intrecciati.


Innanzitutto, va ribadita la persistente centralità dell’opera nietzscheana. Ovviamente, ciò comporta affrontare Nietzsche con serietà di studio e non limitarsi a inserirlo in quelle liste di “nomina/numina” da ‘recitare’, poi, come un mantra o a riportare qualche suo aforisma dove capita. Centralità e non attualità, però. Questo, lo snodo essenziale. Nel senso che centrale rimane il Nietzsche diagnosta (del nichilismo) e prognosta (della Umwertung assiologica). Ma tutto ciò permane, molto più di ieri, inattuale. Perché l’oggi è perfettamente refrattario alla grande lezione nietzscheana. Oggi, infatti, assistiamo alla più sfrenata riproposizione di quei ‘valori’ di cui già Nietzsche aveva intravisto, con sguardo ‘meridiano’, il tramonto. L’oggi è, insomma, sostanzialmente pre-nietzscheano. Certo, resta in piedi buona parte della retorica nietzscheana (dove bisogna leggere l’eco della ‘rettorica’ michelstaedteriana). Ossia, restano la finzione dell’accoglimento del messaggio di Nietzsche in vista, però, della sua neutralizzazione, la riduzione del pensiero nietzscheano a formule stereotipate (la “morte di Dio”, ecc.), le vaghe professioni di ‘disincanto’, la derubricazione di Nietzsche ad araldo del ‘pensiero debole’ (in via di esaurimento, fra l’altro) e via discorrendo.


E all’interno della centralità dell’opera nietzscheana, un ruolo di rilievo è occupato da quel suo lato politico che, dopo decenni, è stato finalmente disseppellito dal volume di Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, Torino, 2002. Si tratta del Nietzsche quasi anticipatore della Rivoluzione Conservatrice, cosa acutamente sottolineata anni addietro in Italia da Adriano Romualdi e da Giorgio Locchi, sulla scia del lavoro di Armin Mohler, La rivoluzione conservatrice in Germania 1918-1932. Una guida, Napoli-Firenze, 1990 (ed. orig. 1950), la cui intera terza parte, intitolata “Immagini-guida”, è per l’appunto prevalentemente dedicata a Nietzsche[1]. Anzi, il lato politico di Nietzsche finisce c

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