martedì 27 Febbraio 2024

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Come distruggere l’idea di Nazione? Ecco a voi i permessi di soggiorno in nome di Dio

Permessi di soggiorno. In nome di Dio”. Sarà così in tutta Italia il prossimo 20 giugno. Data importante e non casuale: è la Giornata mondiale per il Rifugiato. Si mobilitano contro il pacchetto sicurezza le associazioni cattoliche e non solo, i movimenti, i singoli, i missionari, istituzioni pubbliche, enti locali e molte realtà impegnate nel sociale sul terreno difficile dell’immigrazione.
Da apri pista vi sono i padri comboniani di Castelvolturno che con i padri Sacramentini di Caserta, l’associazione Beati costruttori di Pace e le riviste missionarie, sono in prima fila nella denuncia delle scelte discriminatorie e xenofobe contro i migranti. “L’iniziativa però – lo assicura padre Giorgio Poletti, tra gli organizzatori – è a rete. Non vi sono
primogeniture. (se so già magnate tutte le lenticchie…)
Siamo aperti al contributo di tutti. Ciascuno modulerà l’iniziativa secondo le situazioni e gli interessi particolari presenti sul proprio territorio”.
La rete si muove. Si stanno raccogliendo le adesioni e arrivano le prime disponibilità da Venezia, Rovigo, Modena, Firenze, Bologna, Genova, Verona, Vicenza, Caserta per l’appuntamento del prossimo 20 giugno. Saranno diverse le motivazioni che spingeranno gli organizzatori a consegnare “il permesso di soggiorno” – quasi identico a quello “ufficiale” rilasciato dal Ministero dell’Interno – a chi è considerato irregolare. Porterà la dicitura “Ministero del Cielo”
(si sa bene che i monaci praticano l’umiltà…)

Ma la motivazione è comune. “Con questa azione vogliamo dire il nostro no alle attuali politiche sull’immigrazione – spiega padre Giorgio -. Il padre missionario invita tutti i gruppi a contattare le autorità locali, a cercare un confronto. La macchina organizzativa è partita.
“L’entusiasmo e l’adesione trovata è uno stimolo a realizzare questa manifestazione come momento di presa di posizione decisa contro le disposizioni governative espresse nel pacchetto sicurezza. E’ l’inizio di un lavoro di ricerca e di confronto a tutti i livelli dove tutti noi, associazioni e movimenti, siamo coinvolti e impegnati collettivamente”.
Alla domanda sul perché questa manifestazione “In nome di Dio”
(che domanda! Si sa bene che i monaci praticano l’umiltà…), il padre missionario risponde. “Riteniamo che in una società come la nostra frazionata, divisa in molti modi in cui il nome di Dio viene usato in mille modi, spesso per interessi politici ed economici, noi crediamo che Dio stia dalla parte dei più deboli e indifesi”. Allora ti contraddici! Con ciò stai affermando che ce lo hai contro.

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