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Dove va la Russia?

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Questa oscurantistica dittatura….

Dove va la Russia?”. E’ per rispondere a questa domanda che 200 fra politici, capi di stato, intellettuali e leader religiosi si sono riuniti in questi giorni sulle rive del Lago Valdai, per incontrarsi nel meeting annuale del Valdai Club. Arrivato alla decima edizione, questo Forum di dibattito fu lanciato da Ria Novosti nel 2004 come sede privilegiata di confronto e discussione tra esperti, accademici, giornalisti russi e stranieri. Una piccola Davos che tradizionalmente si conclude con un incontro con il presidente Vladimir Putin, che si lancia per ore in un botta e risposta sui temi russi e di maggiore attualità internazionale.
Tra i partecipanti d’eccezione, l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi, l’ex premier francese Francois Fillon, l’ex cancelliere austriaco Wolfgang Schussel, l’ex segretario generale della Lega araba Amr Moussa. E proprio l’ex premier italiano è stato protagonista di un curioso siparietto con Putin: quando Prodi ha ricordato d’aver coniato l’espressione “vodka e caviale” per sottolineare i rapporti di reciprocità tra Ue e Russia, il leader del Cremlino ha obiettato che sono entrambi prodotti russi. Allora Prodi ha suggerito “Whisky and Soda”. Ma il presidente russo ha trovato ancora da ridire: “Semmai whisky puro, insieme sono una schifezza”. E’ peraltro sempre dialogando con Prodi che il leader russo ha fornito la sua originale tesi circa i guai giudiziari di Silvio Berlusconi che ha fatto il giro del mondo: “Nessuno lo toccherebbe se fosse gay”, ha detto Putin.
La battuta cela in realtà una precisa strategia di ancoraggio ai valori tradizionali che Putin sta perseguendo per mobilitare la base elettorale conservatrice di fronte al rallentamento dell’economia. “Senza i valori al centro del cristianesimo e delle altre religioni del mondo – ha detto Putin – senza norme morali plasmate nel corso dei millenni, i popoli perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Il diritto di ogni minoranza alla diversità deve essere rispettata, ma il diritto della maggioranza non deve essere messa in discussione”. Per un ascoltatore russo il riferimento è abbastanza chiaro: Putin sta attaccando i valori della classe media urbana, forza trainante delle grandi proteste anti-Cremlino a Mosca, dopo le controverse elezioni parlamentari alla fine del 2011. Nel suo discorso Putin ha dichiarato che la sovranità, l’autonomia e l’integrità territoriale della Russia sono categorie assolute. Sono le linee che nessuno deve oltrepassare.
Solito spot senza contraddittorio per il tiranno di turno? Niente affatto. Al Valdai Club sono state regolarmente invitate le forze di opposizione. E hanno anche alzato la voce. Gennady Gudkov, ex colonnello del Kgb convertito al fronte anti-Putin ed espulso dalla Duma, dichiara: “Non abbiamo ancora passato il Rubicone. Ma questo Paese lo cambieremo, o con le elezioni, o con la forza della piazza”. Oltre a Gudkov, sul palco del Valdai Club sono saliti Ksenya Sobchak (tra i volti più noti delle proteste scattate a fine 2011, ma conosciuta soprattutto come conduttrice tv e diva della mondanità russa) e Ilya Ponomaryev (fondatore e deputato del partito Russia Giusta). Due giorni fa era intervenuto il neo-sindaco di Ekaterinburg Evgeny Roizman.
Strano tiranno, un leader che invita ospiti internazionali e giornalisti per dare spazio e visibilità ai leader dell’opposizione…

 

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