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Fare rete tra produttori

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Le pmi convinte: sono i politici nazionali e i poteri internazionali l’unica vera crisi

 

L’Italia non emerge dalle sabbie mobili della crisi a causa dell’incapacità della politica di trovare soluzioni efficaci. La pensa così un imprenditore su due (47%). Ma la colpa dell’impasse in cui si trova il paese va anche alle logiche attuali della politica internazionale, e alla burocrazia che blocca le riforme (accusate rispettivamente dal 35,1% e 32,7% delle Pmi). I dati sono contenuti in un’indagine di Rete imprese Italia, che lunedì presenterà un documento di 30 pagine e dodici punti: fisco, burocrazia, credito, lavoro, infrastrutture, energia.
Tra gli elementi che testimoniano il disorientamento di fronte alla crisi e che potrebbero sfociare in conflitto sociale, si legge, il 35,9% degli imprenditori indica soprattutto la disoccupazione crescente, il 32,3% i privilegi delle caste e il restante 30,9% l’aumento della pressione fiscale. Infine, al vertice della graduatoria dei problemi più gravi del paese, il 60% degli imprenditori colloca la crisi economica mentre il 45%, appunto, l’instabilità politica.
Si tratta di proposte per la futura legislatura che nascono nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale promossa dalla stessa Rete Imprese Italia insieme alle organizzazioni dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo: Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti. Su tutto il territorio nazionale lunedì si svolgeranno iniziative in oltre 80 città convocazione di organi e manifestazioni pubbliche in piazza che avranno come leitmotiv la sofferenza delle imprese.
Messaggio che dovrà arrivare, forte e chiaro, alla politica e alla prossima legislatura attraverso il documento. Partendo dalle ragioni dell’economia reale, cioè delle imprese e del lavoro, la proposta messa a punto dalle pmi, si spiega, ”vuole aprire una nuova stagione di dialogo e vuole portare al centro dell’attenzione il ruolo che il sistema delle piccole e medie imprese e dell’impresa diffusa deve ricoprire nelle politiche economiche del prossimo governo e della prossima legislatura”.

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