
Bonney replica a Adinolfi
Il mio contributo parte dall’analisi comparsa oggi su questo sito al quale collaboro, sulla manifestazione del 18 dicembre, compiuta da Gabriele Adinolfi.
Premesso che le questioni affrontate da Gabriele sono di estrema rilevanza e toccano i punti nevralgici sui quali si deve articolare il ragionamento politico – culturale nei prossimi anni, mi limiterò ad alcune considerazioni.
E’ vero che la giornata del 18 dicembre ha evidenziato tutti i limiti della mobilitazione in atto dal 9 dicembre: carenza assoluta di idee e proposte , una serie di personaggi improponibili che dal palco hanno sciorinato cose fumose e demagogiche, l’assenza di una leadership credibile e spendibile non solo sul piano della comunicazione, ma anche dell’elaborazione di coordinate tattiche e strategiche. Tutto vero, ma eviterei di buttare “il bambino con l’acqua sporca”.
In tutto questo magma che si agita aldilà della scadenza del 18 che ha portato sulle 5000 persone in piazza, sicuramente meno del previsto, tenendo, però, nel dovuto conto la martellante campagna di delegittimazione e criminalizzazione del Movimento, operata dai media e da tutti i politici ,che hanno giocato sulle spaccature createsi al suo interno, sono emerse anche altre indicazioni.
Primo dato: a me non sembra che in queste settimane ci sia stata solamente una rivolta dei “tartassati fiscali”, cosa peraltro ricorrente in questo Paese, o di ceti parassitari ai quali sono stati tolti finanziamenti che prima arrivavano. C’è anche questo, ma non solo questo. Ci sono ceti produttivi, colpiti duramente sia dalle politiche dei Governi “tecnici “ sorti su ordine di Bruxelles (non dimentichiamolo) dal 2011 in poi.
C’è anche la voglia diffusa e confusa, di riappropriarsi della Nazione, dell’essere e sentirsi italiani, in un paese non dimentichiamocelo che ha vissuto dal dopoguerra un lungo momento storico in cui l’unica bandiera di riferimento per milioni di persone era quella rossa del “sol dell’avvenir”, poi dopo la parentesi craxiana del “socialismo tricolore” , quella del populismo edonista di Berlusconi e al Nord quella verde della Lega secessionista. Mai ci si è sentiti rappresentati dal Tricolore, se non in occasione dei Mondiali, neppure agli europei…
Si obietterà che questo è troppo poco oppure che contenga una matrice “reazionaria”: ma a me non sembra affatto che questo neonazionalismo identitario sia regressivo” ma anzi che possa essere veicolo, a determinate condizioni, di passi in avanti.
E’ chiaro a tutti che nessuno vuole “questa Italia” come in molti non vogliono “questa Europa” perché sono della stessa matrice: ossia figlie di una logica monetarista e speculativa che sta uccidendo l’Italia e l’Europa.
Bruxelles non è meglio dell’ Italia, ma esprime lo stesso ceto burocratico ed economico che serve le logiche della City e di Wall Street.
L’Italia , di suo, aggiunge solo alcuni tratti folkloristici, come una corruttela forse maggiore del suo ceto burocratico e politico oppure la sua deficienza organizzativa, ma siamo sempre nella logica delle “matrioske”: l’una è dentro l’altra e la bambola che le contiene è sempre a Wall Street.
Voler vedere una contrapposizione tra l’Unione Europea, o parti di essa, e gli USA laddove essa si esprime a livelli essenzialmente molto bassi, probabilmente investendo del ruolo la Germania e alcuni paesi nordici, quando il Fiscal Compact, il Mes e molte direttive comunitarie stanno trascinando l’Unione verso una competizione con gli Usa e la Cina praticamente autodistruttiva è francamente illusorio.
E comunque in questa competizione i PIIGS sono destinati a soccombere e a non avere alcuna peso e rilevanza strategica e non ci sarà alcuna Germania che li salverà, prima di tutto perché non le conviene, secondo perché nessun politico tedesco ha intenzione di farlo. Ammesso, poi, che la Germania abbia la necessaria lucidità politica e strategica e le forze per mantenere insieme questa Europa, cosa di cui dubito fortemente.
Questi fatti dovrebbero indurre a riflettere che il gioco tra “dominanti” avviene sulla testa e sulla pelle dell’Italia e degli italiani e che questo non è accettabile per ovvi motivi. Di qui si deve procedere per l’individuazione del Nemico, che spesso non scegliamo noi, ma le dinamiche storiche.
Di qui l’esigenza di porre in primo piano che si vuole un’altra Italia in un’altra Europa :a meno che si preferisca nessuna Italia in quest’Europa.
· E’ assolutamente vero ,come dice Gabriele che questa non è una crisi di “sistema” come si ripete da più pulpiti , ma un riposizionamento strategico, in termini economici e geopolitici, di un mondo multipolare dove la competizione tra blocchi diventerà sempre più feroce: ma l’attuale Unione Europea, con le sue politiche monetariste imperniate unicamente sull’Euro e la sua tenuta sui mercati, sta facilitando il compito proprio agli americani ed ai cinesi.
· Non si compete sfiancando interi settori economici e produttivi di intere nazioni europee, non si compete creando milioni di disoccupati e di disperati, non si compete con una Banca Centrale Europea che non è un vero prestatore di ultima istanza, non si compete senza una forte Unione politica dell’Europa, che questa Europa liberale non farà mai.
Il “tutti a casa” di questi giorni, quindi, deve saper saldare la richiesta di liberarsi di una classe politica che non è ne’ “nazionale” ma tantomeno “europea” nel senso che serve interessi di centri finanziari e burocratici che stanno, consapevolmente o meno, uccidendo sia l’Italia che l’Europa stessa.
Un ‘ultima notazione sulle “dirigenze” di questo Movimento: attualmente non mi pare esistano “dirigenze” ma capipopolo senza popolo ne’ truppe. Esse vanno sostituite( e visto i personaggi non mi sembra un compito neppure troppo arduo ) e ri-create su basi competenza, concretezza e pragmaticità .Questo dovrebbe fare la parte più cosciente del nostro mondo e qualcuno mi sembra che lo stia già facendo , con tutti i problemi che derivano dal muoversi su un terreno a dir poco accidentato. Cerchiamo di dare un contributo in tal senso.