lunedì 13 Aprile 2026

Ho sognato

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un altro duemiladiciotto

 

Sorgeva il Sole nuovo a rischiarare il mare e le montagne di un freddo mattino di gennaio.
Le città lentamente si svegliavano dal breve letargo notturno e nei paesi i caminetti riprendevano a fumare pigri.
Giovani donne e giovani uomini animavano quindi le strade, a volte trafficate, a volte sgombre e pulite nei piccoli borghi. E gli anziani, più tardi, indaffarati nelle loro commissioni quotidiane.
Nessuno a bighellonare nei semafori, nessuno straccione sui marciapiedi o a far la posta all’uscita dai negozi.
Ho sognato un 2018 di bandiere tricolori, non allo stadio, non ai mondiali ma ai balconi dei palazzi e sui pennoni nei giardini.
Ed italiani felici e fieri, quasi fosse possibile essere armonici con la grandezza che ci ha circondati sin da bambini. Con la Storia che l’ha generata, con i monumenti, i colori, la natura perfetta, irripetibile, figlia unica degli Dei.
Ho sognato l’Italia di un’Europa libera, forte, armata. Ho sognato visi sorridenti, corpi magri e forti. Ho sognato una vecchia canzone, stesso sguardo, stesso amore, stessa lingua, stesso colore.
E all’orizzonte colline, alberi e montagne ma anche fabbriche e centrali nucleari.
Ho sognato Roma libera. Dai parassiti e dai pidocchi che ne infestavano stanze e palazzi. Ho sognate quelle aule gloriose che riprendevano vita, svuotate dalle plebaglie che un tempo chiamavano parlamentari. Animate da uomini e donne dai cuori traboccanti d’amore e gratitudine per la Patria e la sua gente, la sua lingua e la sua Tradizione.
Ho sognato l’Italia. Che non si vergogna, che non si pente, verde dei suoi allori, bianca della sua pelle, rossa del sangue dei suoi martiri.
Ho sognato l’Italia, gemma dell’Europa.

Buon 2018.

 

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