Nel trasformare il carbonio in materia organica
Secondo uno studio italiano condotto dall’Ogs e dal Cnr-Irbim, l’attività di microrganismi che lavorano nelle profondità del Mare di Ross, in Antartide (nella foto), potrebbe valere fino al 5% della quantità di carbonio assorbita da questo mare, fino a questo momento non calcolata
La vita nelle profondità oceaniche è ancora poco studiata e continua a riservare sorprese. È quanto emerge da uno studio italiano condotto nelle acque del mare di Ross, in Antartide, e pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment.
La ricerca, condotta dall’Istituto di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e dall’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha svelato che i microrganismi che vivono in queste acque contribuiscono all’assorbimento del carbonio anche al buio.
Le due campagne oceanografiche, la XXIX e la XXXI spedizione italiana in Antartide, sono state condotte nel 2014 e nel 2016 e coordinate da Mauro Celussi dell’Ogs con il contributo di Gian Marco Luna, Marco Basili e Grazia Marina Quero per il Cnr-Irbm.
L’attività svolta dai batteri e dagli archaea – o archeobatteri – osservata durante gli esperimenti è la fissazione del carbonio, che consente di assorbire il carbonio disciolto nell’acqua e trasformarlo in materia organica.
L’attività nascosta dei batteri
I campioni d’acqua sono stati prelevati tra i 200 e i 2000 metri di profondità, dove non arrivano i raggi solari, mentre i risultati mostrano che la fissazione del carbonio disciolto in questa regione è comparabile a quella degli altri oceani, nonostante le temperature basse e le condizioni inospitali.
I protagonisti di questo processo, in base alle analisi del Dna, sono alcuni archaea nitrificanti o Nitrosopumilaceae e batteri chemoautotrofi dei gruppi SUP05 e SAR324, che si trovano anche nelle acque di alta salinità della piattaforma continentale, nelle acque profonde circumpolari e nelle acque di fondo antartiche.
Attraverso proiezioni, il team ha stimato che il carbonio assorbito negli abissi costituisce il 5% del “pozzo” annuale – la quantità di carbonio che indica la quantità annuale di CO2 che una specifica area geografica riesce a trattenere – di questo mare.
Questo non significa che i batteri riescano ad assorbire una quota aggiuntiva di CO2 proveniente dall’atmosfera, ma si riferisce alla loro capacità di assorbire il carbonio già disciolto nell’acqua. Il processo, tuttavia, non era stato considerato finora nei bilanci del carbonio oceanico e questa scoperta potrebbe cambiare ciò che sappiamo sul ciclo globale del carbonio.
“Il Mare di Ross è una delle regioni oceaniche più produttive del pianeta e un importante sito di formazione di acque profonde, che influenzano la circolazione termoalina globale. Eppure, la vita microbica nelle sue profondità è ancora poco conosciuta”, spiega Mauro Celussi dell’OGS.

