sabato 14 Marzo 2026

Insediamo il figlio di Gheddafi

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Così l’Italia può salvarsi e salvare la Libia

In questi giorni se ne sentono di tutti i colori: gli stessi che da destra a sinistra in malafede hanno appoggiato l’attacco a Gheddafi del 2011 , che ha provocato l’odierno disastro libico, oggi starnazzano chi proponendo un attacco militare, non si capisce bene se italiana oppure sotto ombrello Onu o Nato, e chi appellandosi come Prodi , alla diplomazia(sic!) , magari facendo sedere al tavolo dei negoziati al –Baghdadi…

Siamo alla solita farsa tragicomica italiana, in cui tutto si mischia e tutto si confonde, in una girandola di dichiarazioni politiche senza senso, ad uso e beneficio di un apparizione in tv.
Ma la questione è seria, maledettamente seria, anche perché, nel silenzio dell’intelligence italiana (ma non di noreporter…), abbiamo scoperto che da mesi l’ISIS sta assumendo il controllo del nostro “cortile di casa “ o Quarta Sponda , fate voi, puntando la famosa “pistola alla tempia” all’Italia.
Non solo, sono ripresi con rinnovata intensità gli sbarchi di clandestini sulle nostre coste ed è prevedibile l’intensificarsi di questi, man mano che l’ISIS avanzerà in territorio libico e prenderà il controllo del traffico di schiavi verso l’Italia.
A tale proposito vorrei riportare la interessante notiziola apparsa sul Secolo XIX che recita “Oltre a emittenti e a un ospedale, l’Isis controlla a Sirte anche altri uffici governativi tra cui quello che emette i passaporti: è quanto emerge da resoconti dell’agenzia Lana e altri media libici. Funzionari sono stati espulsi dall’ «Ufficio passaporti», scrive l’agenzia mentre altre fonti mediatiche parlano di un «Centro per l’immigrazione» precisando che era già stato preso «la settimana scorsa» per essere diviso in un «tribunale islamico» e un «collegio femminile»”.
Ergo, l’ISIS è in grado di produrre autentici passaporti libici e di distribuirli come gli pare, senza bisogno di contraffarli, facendo transitare chi vuole attraverso l’Europa.

In questo frangente Renzi balbetta: il grullo finché si tratta di fare il ganzo con i trucchetti “costituzionali” in Parlamento va pure bene, quando il gioco si fa duro e bisogna prendere decisioni serie, allora si fa piccolo e non sa che pesci prendere.
Ed allora si tira in ballo la Nato (che in questi mesi non ha detto una parola sull’ISIS ) forse perché troppo presa dalla questione ucraina, l’ONU , che si sa non ha mai giocato alcun ruolo di rilievo nelle controversie internazionali, se non di appoggio alla politica americana e via balbettando.
Ed invece il momento esige una scelta chiara, netta ed inequivocabile che sia un messaggio anche a quei Paesi (Francia, Inghilterra , USA) che in questo pantano ci hanno ficcato volontariamente nel 2011 .

Ma c’è una via d’uscita dal pantano.
Nel settembre del 1969 fu l’Italia che aiutò Gheddafi a prendere il potere a Tripoli con un supporto sia logistico che di intelligence, ma anche con l’aviazione militare, il tutto ovviamente condotto in gran segreto.
Questo aiuto ci creò non pochi problemi con gli inglesi che appoggiavano Re Idriss, soprattutto per il controllo dei giacimenti petroliferi, tanto da far supporre apertamente all’allora Presidente della Repubblica italiana , Saragat, che dietro la bomba di Piazza Fontana ci fossero proprio i servizi di Sua Maestà, come ricordato nel libro “Guerra all’Italia” di Rosario Priore e Giovanni Fasanella.
Ora posto che il problema è nostro e che nessuno ci presterà alcun aiuto, tantomeno i Paesi che questo disastro l’hanno creato, se non vogliamo morire come Nazione tra sbarchi di migliaia di clandestini che partiranno dalle coste libiche e probabili attacchi dei tagliagole dell’ISIS, dobbiamo fare la guerra.
Visto che il nemico in guerra non te lo puoi scegliere ma come tale oggettivamente ti si presenta, non abbiamo molta scelta, pena la nostra sopravvivenza, che affrontarla nel modo migliore possibile.
L’unica guerra che plausibilmente possiamo condurre è quella, simile a quanto fatto nel 1969, con il golpe di Gheddafi: fornendo armi, logistica, istruttori militari e un corpo di spedizione altamente specializzato che coadiuvi sul terreno le milizie libiche ostili agli jihadisti e che sono la maggioranza nel Paese, fornendo loro una guida politica.

Questo deve avvenire in sinergia con i paesi arabi come l’Egitto, altamente interessati a non avere un Califfato islamico in un Paese confinante come la Libia, con l’intesa di trovare un personaggio di alto livello che possa rappresentare l’unità del popolo libico. La persona potrebbe essere proprio il figlio di Gheddafi. Saif al Islam, attualmente detenuto, ma ben visto persino da molte tribu che si rivoltarono contro il padre nel 2011.
Si badi bene: tutto questo non sarà indolore e potrebbe comportare sacrifici di sangue italiano non indifferente, ma questo avverrà in misura maggiore se non interverremo, perché, ficchiamocelo in testa, nessuno verrà a salvarci la pelle.
L’Italia deve prepararsi ad una guerra chirurgica, spietata e senza nessun rimorso,anche con l’impiego di massicci bombardamenti aerei sui tagliagole, fino ad estirparli dalla Libia: per riprendere il posto che le compete nel Mediterraneo, per far cessare immigrazione e terrorismo sul pianerottolo di casa e per impartire una lezione agli sciacalli del 2011.Come nel 1969.Si può fare.

 

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