mercoledì 25 Marzo 2026

Quella Legge che i giudici farebbero rispettare

Tra i mille motivi per i quali non puoi far mancare il tuo Sì al referendum

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Il sistema giudiziario italiano è oggettivamente evoluto in una cancrena per la società e per la nazione.

Dicono che i politici violano le leggi e che i magistrati le fanno semplicemente applicare. Ma non è esatto: i magistrati le leggi le interpretano, così come nelle sentenze prevale il loro “convincimento” a prescindere dagli indizi o dalle prove e spesso a dispetto di entrambi.

Da quando è stato previsto il risarcimento per ingiusta carcerazione

32.000 cittadini sono stati risarciti per quasi un miliardo di euro, e questo a spese della collettività.

La media di cittadini riconosciuti in quanto ingiustamente incarcerati, in Italia è di tre al giorno: un’enormità. E parliamo solo di quelli che hanno potuto dimostrarlo, la cifra che include coloro che non hanno potuto farlo, ma sono stati condannati solo per partito preso, va moltiplicata almeno per tre. Quanti giudici hanno pagato in trentaquattro anni, vale a dire da quando il risarcimento – grazie all’Europa – è stato introdotto? Uno. E come? Con un trasferimento!

Che risarcimenti consentono di recuperare la salute (Enzo Tortora contrasse il tumore che lo uccise), i danni economici per le imprese, la perdita del lavoro, la stroncatura delle carriere?

Abbiamo una sfilza di politici che hanno tentato di fare qualcosa per liberare l’Italia dalla palude o almeno per imporre ordine giusto nella gestione della cosa pubblica e sono stati inquisiti o addirittura arrestati e hanno dovuto così abbandonare la politica.

Il caso più eclatante è quello di Bettino Craxi che – al di là della grande pagina di Sigonella – stava mettendo ordine nel sistema italiano e operava per la Lira pesante al fine di farci entrare nell’Euro da protagonisti e non da camerieri degli inglesi.
Una caccia alle streghe che vide toghe rosse, partito comunista e centrali angloamericane tutti assieme, stroncare tutti noi oltre alla sua carriera.

E che dire delle azioni giudiziarie contro Fincantieri e poi Leonardo per inchiodarle per le commissioni pagate in paesi del terzo mondo nel firmare contratti? Lì tale prassi è obbligatoria e così questi giudici moralizzatori hanno colpito la politica, l’economia e l’influenza italiana favorendo consapevolmente – perché è impossibile che non se ne rendessero conto – la concorrenza americana, russa, inglese, francese, cinese, indiana in una vera e propria campagna anti-nazionale.

I giudici, ci dicono, applicano la legge

Né più né meno di come lo fanno gli arbitri al Var: ogni volta l’interpretazione muta sfrontatamente, e di tanto. Basti pensare alle differenze di trattamento nei casi di disordini: tutti in carcere quelli che avevano danneggiato la Cgil, ai domiciliari o liberi con diritto di firma gli “antagonisti” che a Torino dopo aver messo a ferro e fuoco macchine e negozi, hanno preso a martellate un carabiniere.

E che dire delle condanne quando – r ar a m e n t e – è stato inquisito qualche assassino di ragazzi della destra radicale? Le interpretazioni dei misfatti per gli assassini dei Fratelli Mattei e di Sergio Ramelli sono state indecorose e le pene comminate assolutamente ridicole.

Intanto c’era chi fu condannato a dodici anni, dodici, per il reato di “ricostituzione di partito fascista” e ci furono ragazzi di diciassette o diciotto anni che rimasero in prigione dal 1980 al 1985 per il reato di “pericolo di pericolo” (ovvero perché a v r e b b e r o p o t u t o commettere, in futuro, un reato). Il passaggio dall’adolescenza alla maturità interamente trascorso oltre le sbarre per una interpretazione disinvolta della legge. Tante carcerazioni rivelatesi ingiuste – vennero assolti – ma allora non si poterono neppure risarcire perché la cosiddetta “cessione di sovranità” verso l’Europa non aveva ancora avuto luogo e quindi tutto era permesso agli inquisitori nostrani, senza nessuna sanzione, neppur morale.

L’Europa intera oggi ci chiede di uscire dalla nostra a-normalità giudiziaria

La stessa Europa che c’impose di eliminare la follia dei quattro anni di carcerazione preventiva prima di andare a processo (che con qualche capriola formale fu talvolta protratta ad otto). Tutti i nati dopo il 1975 non hanno idea di quanta libertà ci abbia dotato la tanto vituperata Unione Europea e di come essi siano scampati alla caccia alle streghe!

I secondini del No ci dicono che i politici violano le leggi e che i magistrati le fanno semplicemente applicare. Invece le interpretano ideologicamente. Tutto quanto avviene sul braccio di ferro in Albania non esprime LA legge ma l’interpretazione ideologica della legge, così come le continue azioni giudiziarie istruite contro Salvini sulla questione dei migranti.

Questo può succedere solo quando – come in Italia ed esclusivamente in Italia – la magistratura è in mano ad una minoranza organizzata, strutturata, che si auto celebra ed auto riproduce ed ha, della funzione che ricopre, la concezione di una missione ideologica da portare a termine, incurante dei sentimenti generali e del fatto che le leggi devono corrispondere al volere comune e non correggerlo ed opprimerlo.

Questo può accadere quando – come da noi – la magistratura stessa è sottomessa a una casta interna che si prende per un assieme di iniziati dalla vocazione messianica.

Altro che sottomettere i giudici alla politica!

Qui si tratta di liberare la società e la stessa magistratura da un’oligarchia che si sente insignita da Dio tanto che, talvolta, sembra che senta le voci.

E se quella casta che – ripeto – non è la magistratura, ma sta alla testa della magistratura e la sottomette, rovina disinvoltamente migliaia e migliaia di vite perché non ha remore nell’utilizzare il suo potere assoluto e la sua impunità, la si scopre altrettanto superficiale, ma distratta e svagata, quando si tratta di indagare su altre caste o su qualche speciale “iniziato”.

Basti guardare a come ha indagato male, non dico su Ustica, dove erano in gioco interessi sovranazionali, ma sul mostro di Firenze, su Forteto, sugli omicidi di Rino Gaetano e di Marco Pantani, oltre, naturalmente, a quello di David Rossi al Monte Paschi di Siena.

E sono solo alcuni esempi tra i tanti.

Finché non verrà smantellato il potere assoluto di una minoranza chiusa e ideologizzata

e fino a quando questa non dovrà rispondere a nessuno, né ad altri magistrati né allo Stato (che non ha nemmeno il diritto di conoscere chi finanzia l’Associazione Nazionale Magistrati…), non ci sarà alcuna trasparenza e men che meno alcuna garanzia di giustizia. Sapremo per certo che una creatura togliattiana, ideologicamente fanatica, sarà sempre tentata di agire contro la nazione (perché l’ideologia è antinazionale), contro l’impresa (perché l’ideologia è antiproprietaria), contro il popolo (perché l’ideologia è basata sul disprezzo della massa proprio al “centralismo democratico”) e contro l’identità (perché è un’ideologia antidentitaria).

In pratica abbiamo ereditato un Soviet dall’alto e ne abbiamo finora subito il potere.

Domenica e lunedì il referendum dovrà dire se vogliamo continuare ad essere il quarto mondo in Europa e intendiamo rassegnarci a che ogniqualvolta la nostra nazione riesce a navigare dovrà sussistere chi – nella più totale impunità – s’impegnerà a continuare a mandarla a fondo.

Oppure se avremo il coraggio di dire no alla tirannia incancrenita.

Non deve mancare nessun voto al Sì in questa riforma per la giustizia.

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