
Chi contro chi
Non dobbiamo prendere sul serio quasi nessuno degli “osservatori” perché si fanno i film da soli su chi vota Trump e sul perché lo fa.
Lo scontro sulla Casa Bianca (con risvolti internazionali per certi versi molto meno sostanziali che apparenti) si riduce al confronto tra Old Economy, principalmente industriale e produttiva, contro il ticket dell’alleanza tra finanza (Biden) e high tech (Kamala Harris).
Il che riflette anche le tendenze e le quote di spartizione del Reset e poi i rapporti con l’Oms. Non tanto con il Wto dove gli americani continueranno a comportarsi come fanno oggi, anche se vincerà Biden.
Black Lives Matter ha molta meno rilevanza di quella che gli si attribuisce qui. È servito ad alzare la tensione e a mobilitare le basi, ma non avrà grossi riflessi sul voto.
Teniamo poi conto che negli Usa non è importante prendere più voti ma dove questi si prendono. L’esempio più lampante ce l’offre proprio la vittoria di Trump nel 2016. Distanziato dalla Clinton di oltre un milione di voti, la maggioranza conquistata in tanti piccoli stati-chiave gli ha però fruttato una vittoria schiacciante nel numero dei delegati e gli ha così permesso di stritolare la rivale che è finita in analisi, malgrado la di lei maggioranza numerica di consensi.
La sfida di oggi (e forse dei giorni successivi, vista la mole di voti per posta) si gioca nei piccoli stati chiave come di consueto.
La mole di voti per posta potrebbe avere una certa rilevanza nel caso di un testa a testa.
Il che, tradotto, significa che chi ha il potere di manipolare quei voti (istituzioni vicini alla Casa Bianca o al Deep State) potrà risultare decisivo in caso d’incertezza.
Qualcuno forse crede che in Usa non c’è broglio. Contento lui.
Qui magari ce n’è molto di più. In Italia si è più volte superato il grottesco e possiamo affermare tranquillamente che il margine di brogli è raramente al di sotto del 15%.
Ma questo vale anche altrove, specie con il televoto. In Usa al tempo della prima elezione di Bush jr qualcosa in tal senso apparve.
In Francia, alle elezioni presidenziali del 2007, al primo turno Sarkozy catturò circa il 25% dei voti lepenisti laddove si votava tradizionalente, il 50% ovunque si votava telematicamente…
Questi gli elementi della contesa di cui conosceremo presto l’esito.
Ricordandoci, speriamo, che non siamo americani e che ci riguarda solo parzialemente e di rimbalzo.

