Due giornalisti, l’americana Mary Colvin e il francese Remi Ochlik, sono stati uccisi da colpi di mortaio durante il bombardamento nella città di Homs. La notizia viene rimpallata dai media perché se muore un giornalista non è come se muore un disgraziato qualunque.
E vai con la diabolizzazione del regime di Damasco presentato come l’assassino che ha fatto tacere le voci libere.
Posto che i proiettili che hanno stroncato le vite dei due inviati siano davvero governativi e non venga acclarato senza ombra di dubbio, come nel caso del giornalista francese ammazzato il mese scorso, che sono di matrice partigiana, di cosa si accusa il governo siriano? Di rispondere militarmente alle insurrezioni armate?
Facciamo un esempio semplice semplice. Prendiamo i Forconi e ipotizziamo che con le loro ragioni da vendere fossero insorti, armati, sparando sulle forze dell’ordine e cercando di „liberare“ qualche provincia siciliana: sarebbe bastato che ci fosse tra loro qualche giornalista perché il governo cedesse terreno e magari desse le dimissioni in tronco?
Se è così ditecelo, almeno ci farete sognare!
Altrimenti non rompeteci le scatole se qualcuno muore facendo un mestiere pericoloso e mettendosi in mezzo a sedizioni armate pilotate dai mercanti di morte che giocano in borsa le vite di tutti.
E‘ scelta sua, rispettabilissima se non accompagnata da malafede nel propagare le notizie non come sono ma come qualcuno vuole che passino. Ma la sua morte non è di certo colpa di nessuno e men che meno responsabilità di uno Stato che si difende da sedizioni antinazionali alimentate da potenze estere e da centrali internazionaliste legate a questo o a quel fondamentalismo religioso e che risponde al fuoco invece di abdicare arrendersi e perire consegnando la Nazione ai suoi nemici e a distruzione sicura.
