domenica 12 Aprile 2026

Non era una tantum

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Se non le interdicono prepariamoci a pagare un altro riscatto ai loro amici tagliagole

Sono passati oltre due mesi dalla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Era il 15 gennaio. Da allora le due volontarie rapite il 31 luglio 2014 ad Aleppo dagli jihadisti del Fronte al Nusra (ma le indagini non hanno ancora fatto piena luce sulla vicenda) non hanno mai parlato. Adesso Vanessa rompe il silenzio.
Come sta?
“Meglio. Va a giorni, anzi a momenti. Sono appena rientrata dopo dieci giorni in Calabria con mio padre e mio fratello Mario (Vanessa vive con la madre Patrizia Virga, ndr). Ci vuole tempo per tutto e sai che certe cose non puoi dimenticarle. Però lentamente provi a tornare alla normalità. Un concetto relativo se penso a tutto quello che è successo prima, durante, dopo. Anche dopo la liberazione”.
Sempre state in silenzio, lontane dai riflettori. Perché?
“Era giusto così. Ne avevamo bisogno noi e chi ci è stato e ci sta vicino. In questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio: da una parte è stato istinto di autoprotezione. Dall’altra anche un po’ di vergogna”.
Per cosa?
“Vergogna non come la intendono tutti quelli che ci hanno buttato addosso palate di fango, gratuito e stupido. L’effetto di quel fango sta passando. Te lo togli via perché sai che è fango strumentale, nato più che altro da beghe politiche. La vergogna che intendo è un’altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l’aria di chi pensa: “Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c’era lo Stato che pagava… Se non c’eravamo noi cittadini che pagavamo…”. È una sensazione difficile da spiegare”.

Sostenere che andare ad aiutare la parte dei terroristi tagliagole fino a fruttar loro ingenti introiti con i soldi dei contribuenti italiani sarebbe il “fango ingiusto e stupido”. Evidentemente i loro papà non le hanno sculacciate da piccole. Ora qualcuno si occupi di farle interdire. 

 

 

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