Bizzarre ipotesi sulla questione Staffa
Terremoto alla procura di Roma. I carabinieri hanno arrestato il pubblico ministero Roberto Staffa con le accuse di concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
I reati contestati dalla procura di Perugia sarebbero legati a favori fatti dal magistrato a donne e transessuali in cambio di sesso. Subito dopo Staffa è stato automaticamente sospeso dal servizio.
A incastrare Staffa sono stati i filmati che hanno mostrato il magistrato insieme ad alcuni transessuali nel suo ufficio al quarto piano della palazzina B della procura capitolina. Se avessero accettato le avances del pm, i viados avrebbero evitato, almeno in parte, guai con la giustizia. L’arresto è stato ordinato dal gip del tribunale umbro su richiesta della procura, competente per le inchieste che riguardano i magistrati romani. Gli accertamenti della magistratura umbra sono, infatti, partiti da una segnalazione della procura capitolina che aveva notato i comportamenti anomali di Staffa. Il pm, recentemente, non era stato riconfermato nel pool della Direzione distrettuale antimafia. I rapporti tra Staffa e i transessuali sarebbero andati avanti per circa un anno e mezzo finché uno di questi ha raccontato al pm Barbara Zuin cosa accadeva nell’ufficio del pm. È stato in quel punto che la procura romana ha inviato un’informativa ai colleghi di Perugia, che hanno piazzato le telecamere nell’ufficio di Staffa. Le riprese avrebbero pizzicato Staffa anche mentre faceva sesso con una donna, chiuso a chiave nel suo ufficio. Prestazione che aveva preteso per concederle un permesso di colloquio con un un familiare detenuto in carcere. Il ministero della Giustizia ha chiesto alla procura di Perugia che, compatibilmente con il segreto istruttorio, invii all’ispettorato gli atti sul caso.
Incredulità e sconcerto si sono subito diffusi negli ambienti del palazzo di giustizia di piazzale Clodio dopo la diffusione della notizia: Staffa era approdato alla procura di Roma una quindicina di anni fa dopo una importante esperienza professionale come presidente della Corte d’Assise a Venezia. Nel 1997 condannò a 19 anni di reclusione l’ex boss della banda del Brenta Felice Maniero con l’accusa di aver ucciso nove persone. La prima inchiesta importante nella capitale che regalò una certa notorietà a Staffa fu quella sugli aborti clandestini avvenuti presso la clinica Villa Gina e che culminò con numerosi arresti, tra cui quelli del professor Ilio Spallone e del nipote Marcello, figlio di Mario, che fu il medico dello storico leader del Partito Comunista Palmiro Togliatti. A medici e paramedici, Staffa contestava l’omicidio di feti (tritati o soffocati) giunti anche all’ottavo mese di gestazione. Successivamente il pm si è occupato dei reati sulla persona, come violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia e riduzioni in schiavitù, e di violazione delle legge sugli stupefacenti, come magistrato della Dda distrettuale. Per un periodo relativamente breve Staffa ha fatto anche parte del pool di magistrati che ha indagato sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne sparita a Roma in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983.
E qui subentra la chicca di affaritalianilibero.it
vEmanuela Orlandi sarebbe “A Fiha do Papa” (“la figlia del Papa”) secondo lo scrittore Luis Miguel Rocha. Nel libro, che uscirà a marzo, l’autore brasiliano sostiene che la ragazza sarebbe stata rapita proprio perchè figlia naturale di Papa Giovanni Paolo II .
Lo steso Rocha l’aveva già sparata grossa il 19 luglio 2011 quando disse: ”Affermare che Emanuela Orlandi sia sparita è un insulto a tutti gli italiani. So che lei è viva; so che è così perché l’ho incontrata. Ho percepito nei suoi occhi l’angoscia di un’anima che ha vissuto un’esistenza terribile. Adesso mi diranno che sono un pazzo, ma ormai sono vaccinato. Sono sicuro di quello che dico”.
In realtà nessuno ha mai creduto alle tesi di Rocha, neppure Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela. Secondo la fantasiosa ipotesi il papa avrrebbe concepito una figlia con una donna vaticana già sposata e con figli. Per il momento il libro non sarà tradotto in italiano.
Lo scrittore per redigere il suo dattiloscritto avrebbe preso spunto da “L’affaire Emanuela Orlandi” scritto dalla fotografa Roberta Hidalgo. Nel libro si parla di alcune prove che dimostrerebbero che Emanuela è ancora viva.
“Conosco Rocha da molti anni”, racconta la Hidalgo a Blitzquotidiano, e aggiunge: “Gli affidai il manoscritto del mio libro, perché diceva che lo avrebbe fatto pubblicare negli Usa. Invece mi ha solo fatto perdere tempo. Così ha potuto usare già a Reggio Calabria, forzandole molto, le cose che aveva appreso da me. Ora controllerò se le ha usate anche per “La Figlia del Papa” assieme ad altri miei materiali. Se mi ha ingannato e sfruttato, lo denuncerò senza nessuna esitazione”. La prova del fatto che Emanuela Orlandi sia viva potrebbe essere un assorbente.
