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Almeno in teoria, un computer quantistico potrebbe violare molti degli algoritmi crittografici usati per proteggere wallet, firme digitali e criptovalute, risolvendo in tempi rapidissimi calcoli che ai processori tradizionali richiederebbero migliaia di anni.
Rischio concreto
Il problema riguarda soprattutto i sistemi basati sulla cosiddetta “crittografia a curve ellittiche”, utilizzata anche da Bitcoin, e il rischio è considerato concreto al punto che il NIST, l’ente statunitense che definisce gli standard di sicurezza informatica, ha già pubblicato nel 2024 i primi protocolli di crittografia “post-quantistica”.
Tecnologia
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Migrazione necessaria
Questo non significa che le criptovalute siano destinate a crollare nel breve periodo: i computer quantistici attuali sono ancora troppo limitati per metterle in crisi, ma il vero nodo è il tempo necessario per aggiornare infrastrutture e software prima che la tecnologia maturi. Perché se è vero che il pericolo non è immediato, potrebbe diventarlo nei prossimi decenni.

