martedì 16 Aprile 2024

Pelati fregati!

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La Cina prosegue la sua invasione del mercato europeo. Oggi tocca ai pomodori pelati, di cui l’Italia deteneva la leadership della produzione nell’Unione Europea. Ma contro le multinazionali e il dogma del libero mercato c’è poco da fare

CERNOBBIO (Como) – Arrivano in Italia, per la prima volta, i pomodori pelati «made in China». E sono anche garantiti Ogm-free. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio ha presentato le prime confezioni cinesi di pomodori pelati e pomodorini di collina «catturate» al salone Sial di Parigi dove la tigre di oriente ha lanciato l’assalto al mercato europeo della pummarola. Dopo le imitazioni a basso costo di giocattoli, rubinetti, abiti e calzature made in Italy, è dunque il prodotto simbolo della dieta mediterranea e delle tavole italiane ad essere pesantemente minacciato dalla tumultuosa crescita del colosso orientale. L’operazione commerciale è orchestrata dalla multinazionale cinese Chalkis Tomato, filiale della Xinjiang Production fondata dall’esercito cinese che vuol completare il processo di espansione sul mercato europeo dei derivati del pomodoro iniziato con l’acquisizione di Conserves de Provence, leader francese del settore. La cinese Chalkis è al secondo posto nel mercato mondiale del pomodoro con una capacità di trasformazione di 1,7 milioni di tonnellate e dispone di dieci stabilimenti in Cina, dove la produzione di pomodoro è cominciata nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione europea dove l’Italia mantiene la posizione di leadership. L’Italia, con una produzione di 5,8 milioni di tonnellate, rischia dunque di vedersi scippare una componente fondamentale della propria tradizione alimentare e territoriale, anche perché accanto al pomodoro pelato stanno per arrivare anche i «pomodorini di collina», prodotti dalla Pollo Ltd, anche questi rigorosamente made in China. Un’anteprima che presuppone lo sbarco dell’intera gamma di prodotti che comprende tra l’altro pelati, polpe, sughi e concentrati di pomodoro. E, per superare le diffidenze dei consumatori europei, le industrie alimentari cinesi arrivano anche a garantire in etichetta l’assenza di organismi geneticamente modificati (Ogm) in un Paese dove le coltivazioni biotech crescono a ritmi impressionanti. Intanto, in un barattolo di passata il costo del pomodoro utilizzato incide per circa il 9%, mentre è riferibile al grano appena il 7% del prezzo di un chilo di pasta. E non solo: appena un decimo di quanto si spende per un mazzo di rose rappresenta il valore effettivo del fiore che viene pagato a chi lo ha coltivato. Prezzi mediamente quintuplicati! Sono questi alcuni sorprendenti risultati dell’indagine Coldiretti sull’aumento dei prezzi dal campo alla tavola presentata al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. Risultati che, per la Coldiretti, «alzano il velo sulle vere ragioni degli alti prezzi di vendita dei prodotti alimentari che mettono a serio rischio la sopravvivenza delle imprese agricole e svuotano le tasche dei consumatori». Dall’analisi emerge che di circa 451 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande nel 2004, oltre la metà per un valore di 230 euro (51%) vanno al commercio e ai servizi, 135 (30%) all’industria alimentare e solo 86 (19%) alle imprese agricole. Questo significa che, mediamente, i prezzi dal campo alla tavola aumentano di cinque volte anche se con differenze nei vari settori.

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