martedì 21 Aprile 2026

Perché gli eroi son tutti giovani e belli

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Reso onore ai Caduti di Sarzana del 21 luglio 1921

 

La cerimonia
http://youtu.be/pTT9DcYZyww

La storia

 

21 Luglio 1921 – 21 Luglio 2012 

All’alba del 21 Luglio 1921 nella città di Sarzana in provincia di La Spezia giunse una colonna di circa 300 squadristi comandati dal fiorentino Amerigo Dumini con l’obbiettivo di assaltare la Fortezza Firmafede, allora sede delle carceri, dove erano incarcerati alcuni fascisti, fra cui il fondatore dello squadrismo carrarese Renato Ricci, che costituì ufficialmente il 13 maggio nella sua città natale Carrara. In vista delle elezioni politiche del 15 maggio 1921 si riproposero gli stessi schieramenti delle precedenti elezioni amministrative. I Blocchi Nazionali vinsero nuovamente a La Spezia mentre a Sarzana trionfarono di nuovo i socialisti. A Sarzana, l’ amministrazione socialista proclamò il Soviet e decretò “cattivo” il pane in vendita in città contestandone il rincaro. Il 29 maggio la questione sfuggì di mano ai dirigenti del PSI e, da parte della folla in tumulto, avvennero sottrazioni di generi alimentari nei negozi, ma anche furti di scarpe e vestiario in abitazioni private. Il 12 giugno 1921, in occasione dell’inaugurazione di un fascio di combattimento a Pontremoli, organizzata dal capo squadrista fiorentino Dino Perrone Compagni, la squadra comandata da Renato Ricci, sostò a Sarzana. Le guardie regie, al comando del Vice commissario di polizia Gioia, temendo il contatto con i militanti socialisti intervennero piantonando gli squadristi. Ma dei colpi di rivoltella esplosi in una via adiacente fecero accorrere i fascisti rimasti sulle vetture. Questi ultimi iniziarono a rivolgere minacce verso le persone apparse alle finestre così per evitare che la situazione degenerasse il tenente dei carabinieri Nicodemi, sopraggiunto nel frattempo, decise di accompagnare i fascisti in caserma e di procedere al sequestro dei mezzi con i quali erano giunti. I fascisti rimasti sui camion si opposero mostrando anche le armi ma accettarono di recarsi in caserma. Nel frattempo un fascista che si era attardato fu colpito al capo con due bastonate. Ciò scatenò la reazione dei fascisti che guidati dal Ricci, ruppero il cordone di polizia e sciamarono in città. Individuato un uomo armato di fucile ne tentarono l’inseguimento e, temendo agguati, spararono nelle vie laterali. Un colpo di pistola ferì mortalmente l’operaio Luigi Gastardelli, che estraneo ai fatti, stava rincasando. Solo minacciando il ricorso alle armi le forze dell’ordine riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a far ripartire i fascisti. Il 15 luglio, a Tendola di Lunigiana, frazione di Fosdinovo fu ucciso a colpi di rivoltella il fascista Pietro Procuranti. Due giorni dopo, il 17 luglio si tennero i funerali. Una squadra fascista, proveniente da Carrara guidata da Renato Ricci, dopo il funerale, si diresse a Monzone, paese natale di Procuranti e dove avrebbe dovuto tenersi un comizio del comunista Del Ranco. A Monzone i fascisti assaltarono la cooperativa cittadina e negli scontri che seguirono furono uccisi i comunisti Dino Rossi e Primo Garfagnini. Lungo la strada di ritorno uno dei camion guidati dai fascisti, giunto presso Santo Stefano di Magra si dovette fermare a causa di un guasto a motore, nel corso della sosta i fascisti furono oggetto di colpi di fucile che ne ferirono diversi. A questo punto l’abitato fu assaltato e nel corso dell’azione ci furono diversi feriti e due vittime (Luigi Del Vecchio e Edoardo Vannini. Sulla strada del ritorno gli squadristi, furono bloccati dai carabinieri agli ordini del tenente Vinci Nicodemi al confine con Sarzana dove, nella speranza di evitare scontri, per impedire che transitassero in città furono fatti proseguire a piedi nella campagna mentre i mezzi furono scortati dai carabinieri all’uscita della città. Mentre si trovavano in campagna si scatenò un conflitto a fuoco con un gruppo di Arditi del Popolo nella zona a sud della città, il fascista Venanzio Dell’Amico fu trovato isolato e dopo essere stato circondato fu ucciso. Giunta ai carabinieri la notizia degli episodi di violenza, Vinci Nicodemi procedette all’arresto delle persone coinvolte. Furono pertanto arrestati undici fascisti, compreso Renato Ricci mentre non si poté procedere all’arresto degli Arditi del Popolo, autori dell’omicidio di Dell’Amico, poiché non fu possibile identificarli. I fascisti di Carrara richiesero ai carabinieri di Sarzana il rilascio degli arrestati minacciando rappresaglie. La vicenda del 17 Luglio aveva però provocato la preoccupazione delle autorità locali e dei cittadini, tanto da unire anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani nel formazione di un Comitato di salute pubblica, presieduto dal sindaco socialista Arnaldo Terzi, rappresentante di una famiglia della media borghesia commerciale. Il 19 luglio sera una spedizione di fascisti spezzini composta da 19 squadristi, al comando di Guido Bosero cercò di avvicinarsi a Sarzana con l’idea di aggregarsi al grosso della colonna che sarebbe poi partita il giorno dopo. Giunti in località Camisano nel comune di Ameglia, la squadra decise di mandare indietro i due più giovani chiedendo rinforzi in città, e durante il prosieguo della marcia, uccisero un contadino. I due giovani squadristi spezzini, uno diciassettenne e l’altro diciannovenne, Amedeo Maiani e Augusto Bisagno, vennero inseguiti e catturati presso Romito Magra, percossi violentemente, mutilati e quindi gettati in un burrone, dove i loro cadaveri furono rinvenuti solo dopo una settimana. I due giovani squadristi furono ritrovati cadaveri in un fosso a Ghigliolo, nascosti sotto alcune frasche, vennero riconosciuti dai congiunti per gli indumenti di cui erano ancora coperti. Non fu possibile riconoscerli nei volti per l’orribile scempio. Tagliate le orecchie, tolti gli occhi, i genitali, scuoiato il petto; ad un cadavere fu rotto un braccio; all’altro la testa fu quasi interamente staccata dal busto. Il 20 luglio il capitano dei carabinieri Guido Jurgens assunse il comando di Sarzana e nello stesso giorno gli squadristi toscani conversero su Sarzana guidati da Amerigo Dumini con l’intento di far liberare i propri camerati. Avvertite dell’arrivo delle squadre d’azione, le autorità militari, già in mattinata avevano dislocato in città e nella vicina campagna 50 carabinieri, 150 guardie regie e 200 fanti dell’esercito. La colonna di squadristi giunse all’alba del 21 luglio procedendo lungo i binari ferroviari. Ad aspettarli nella piazza principale era presente una pattuglia di nove carabinieri, oltre a quattro militari di fanteria, due funzionari di Pubblica Sicurezza (il commissario Magi e il vicecommissario Gioia) e il capitano Jurgens, allertati dai militari dislocati lungo la ferrovia. Quando i fascisti giunsero sul piazzale della stazione ferroviaria di Sarzana gridarono all’indirizzo dei militari: “Viva l’Italia!”, poi Dumini andò a parlamentare con il capitano Jurgens richiedendo la liberazione di Ricci e degli altri squadristi, il via libera per occupare la città e la consegna del tenente Nicodemi, responsabile dell’arresto dei prigionieri, che secondo gli squadristi aveva schiaffeggiato Renato Ricci (fatto poi smentito dallo stesso Ricci). Le richieste furono fermamente respinte da Jurgens, che tuttavia informò Dumini della probabile intenzione della procura del re di far scarcerare i fascisti. A un cenno di Dumini gli squadristi cominciarono ad avanzare. A questo punto risuonò un colpo di arma da fuoco che ferì un carabiniere al braccio. Secondo la testimonianza del capitano Jurgens “parti in quegli istanti dalla parte dei fascisti il primo colpo seguito a breve intervallo da numerosi altri”, mentre secondo i fascisti questo fu esploso da parte degli Arditi del Popolo appostati alle loro spalle infatti, come riassunto sul quotidiano Il Telegrafo del 22 luglio 192… gli stessi “escludono in modo assoluto di avere sparato essi la fucilata contro i carabinieri. Nessuno dei fascisti era armato con fucili da caccia. Il colpo di fucile era partito dalle loro spalle, ed essi avevano visto bene il lampo. Per nessuna ragione, ci dichiarano, essi avrebbero aperto il fuoco contro i carabinieri . L’ispettore generale Vincenzo Trani, inviato da Ivanoe Bonomi ad indagare sui fatti attribuì la responsabilità ai fascisti,[ mentre di diverso avviso fu il colonnello della Regia Guardia nestore Cantuti nella sua relazione del 24 luglio 1921 al Prefetto di Genova scrisse “Dalle indagini fatte risulta in modo certo che il primo colpo non partì dalla forza, e dato che i fascisti affermano recisamente di non aver sparato per primi, si è indotti a credere che un colpo sia partito dalle vicinanze della stazione, forse da qualche sovversivo pratico di tumulti e conscio che il primo colpo genera il conflitto, facendo credere all’una parte che l’altra abbia aperto il fuoco….nascosti dalla vegetazione, certamente hanno tirato sia contro la forza, sia contro i fascisti, e poscia eseguito il massacro dei giovani, che spaventati dagli spari, si erano gettati nei campi.” I fascisti rimasti uccisi sul piazzale furono quattro e numerosi i feriti. Altri due, ricoverati in ospedale, morirono poco dopo. Un centinaio di squadristi si rifugiò nella stazione, da dove furono fatti ripartire dopo ore su un convoglio appositamente costituito; un’altra parte invece si disperse per le campagne, cercando di rientrare a Carrara. Altri ancora restarono sul posto per soccorrere i feriti e per recuperare i dispersi. Sparsi nella campagna a sud della città, i fascisti furono facile preda degli arditi del popolo che controllavano quei luoghi e dei contadini, che, armati di fucili da caccia e di arnesi da lavoro, li attendevano. In questa battaglia perirono altri cinque fascisti Il treno fu attaccato dagli arditi del popolo che, armati di fucili, ferirono a morte lo squadrista Piero Gattini che viaggiava accanto al macchinista. Fu ucciso anche un casellante colpito dagli squadristi assediati nel treno. Circa due ore dopo il procuratore predispose la liberazione di Renato Ricci e degli altri dieci squadristi. Due giovani fascisti (Paolo Pelù e Lorenzo Taddeucci) furono ritrovati uccisi a coltellate presso un casello ferroviario, mentre altri tre furono ritrovati nei dintorni uccisi a colpi di fucile. Quello di sbandarsi fu un errore grave, perché i contadini, aizzati da un odio feroce, uccisero senza pietà i fascisti trovati inermi. Uno di questi sventurati è stato trovato legato ad un albero ed ucciso a colpi di tridente. I contadini più miti legano per il collo i fascisti trovati soli, e li conducono dai carabinieri… In agosto le forze dell’ordine procedettero a numerosi arresti di contadini e di arditi del popolo. In particolare furono identificati gli uccisori dei due fascisti massesi Paolo Pelù e Lorenzo Taddeucci. Il 24 maggio del 1924 furono condannati Vittorio Cenderello e Angelo Simoncini a 11 anni e due mesi di reclusione e Oreste Grasso a 6 anni e tre mesi. Tutti ottennero la diminuzione della pena per le recenti amnistie. Di questi solo Vittorio Cenderello si professò innocente. Dodici squadristi carraresi riposano nel sacrario dei Martiri della Rivoluzione Fascista, voluto da Renato Ricci ed  eretto presso il cimitero di Marcognano a Carrara. Ai fratelli Renato ed Eugenio Picciati fu titolato il viale che da Avenza di Carrara conduce alla Marina di Carrara (oggi viale Galilei), sul quale sorse nel 1937 la Colonia Marina Vercelli della Federazione dei Fasci di Combattimento di Torino e Vercelli, inaugurata da Ricci e da Edda Ciano. 

I loro nomi:

GIUSEPPE CARAGNANO, PIETRO PROCURANTI,  VENANZIO DELL’AMICO, RIZIERI LOMBARDINI, ALCIDE BORGHINI, PIERINO GATTINI, ALCIDE ANDREANI, RENATO PICCIATI, EUGENIO PICCIATI, GIULIO MORELLI, PRIMO MARTINI, PIETRO PELLICCIA

A questi 12 squadristi carraresi caduti per la Causa Fascista, rendiamo loro  Onore quest’oggi, ricordando il sacrificio delle loro giovani vite: innalziamo le nostre bandiere e leviamo nell’aria uno ad uno i loro nomi gridando 12 volte PRESENTE !

…perché gli eroi son tutti giovani e belli…

Carrara 21 Luglio 2012

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