lunedì 13 Aprile 2026

Roma che riaffiora

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Roma, nel VI secolo avanti Cristo, quindi negli anni del re Servio Tullio, era più ampia e ben più urbanizzata di quanto abbiamo creduto fino a oggi. L’area del Quirinale, che secondo gli studiosi in quel periodo era occupata solo da necropoli o da edifici sacri, in realtà ospitava già abitazioni ben strutturate e ricche di arredi domestici. La scoperta risale a poche settimane fa e si deve agli scavi seguiti dalla soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’Area archeologica di Roma all’interno di palazzo Canevari, ex Istituto Geologico, oggi di proprietà di Cdp Immobiliare srl (il gruppo Cassa Depositi e Prestiti). Siamo in largo di Santa Susanna, all’inizio di via Bissolati, a pochi metri dal Quirinale e da via Veneto.Roma, nel VI secolo avanti Cristo, quindi negli anni del re Servio Tullio, era più ampia e ben più urbanizzata di quanto abbiamo creduto fino a oggi. L’area del Quirinale, che secondo gli studiosi in quel periodo era occupata solo da necropoli o da edifici sacri, in realtà ospitava già abitazioni ben strutturate e ricche di arredi domestici. La scoperta risale a poche settimane fa e si deve agli scavi seguiti dalla soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’Area archeologica di Roma all’interno di palazzo Canevari, ex Istituto Geologico, oggi di proprietà di Cdp Immobiliare srl (il gruppo Cassa Depositi e Prestiti). Siamo in largo di Santa Susanna, all’inizio di via Bissolati, a pochi metri dal Quirinale e da via Veneto.
Gli scavi hanno svelato una casa della prima metà del VI secolo e usata fino alla seconda metà: una pianta rettangolare, due ambienti , uno zoccolo di blocchi di tufo con un ingresso, probabilmente preceduto da un portico, che si apre sui lati lunghi. E qui sorgevano muri rivestiti di intonaco di argilla coperti da un tetto di tegole.
Vista la posizione elevata, tutto lascia pensare a una famiglia ricca, di rango, forse legata alla cura dell’area sacra vicina (il custode, probabilmente) dove poi nel V secolo avanti Cristo sarebbe sorto l’immenso tempio già emerso negli anni scorsi (resta ignota la divinità alla quale era dedicato perché manca materiale cultuale e decorativo). La «casa dei re», come l’hanno ribattezzata con affetto gli archeologi impegnati sotto la guida di Mirella Serlorenzi, poteva avere una dimensione di tre metri e mezzo per dieci di pianta con un’altezza di circa tre metri»
Insomma, va in qualche modo rivista la pianta di Roma arcaica così come era immaginata fino a oggi: le Mura Serviane, anche loro del VI secolo, proteggevano un abitato molto ampio. Lo stato di conservazione della casa è ritenuto straordinario. La loro insolita qualità si deve a una serie di circostanze storico-urbanistiche: l’area apparteneva, fino al 1873, al convento dei Carmelitani. Poi arrivò l’esproprio «per pubblica utilità» e la trasformazione dell’edificio nell’Istituto Geologico, realizzato da Raffaele Canevari (autore di gran parte dei «muraglioni» che ora arginano il Tevere nell’area del centro storico). Ma l’area archeologica rimase fortunatamente intatta.
A svelare la novità sono stati i lavori di ristrutturazione decisi dal gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sta restaurando l’edificio (vincolato dal 1991) per destinarlo con ogni probabilità ad uffici, comunque a una destinazione di tipo privato. Il sovrintendente Francesco Prosperetti assicura che gli scavi non verranno reinterrati (come spesso avviene in questi Casi quando è impossibile una musealizzazione dei reperti) ma anzi saranno visibili al pubblico: «Stiamo già valutando delle proposte progettuali per una musealizzazione dell’edificio, sarà organizzata una fruizione compatibile con la destinazione d’uso del palazzo».
Visto che arriveranno degli uffici, è prevedibile che gli scavi saranno visibili nel fine settimana, ovviamente una volta ultimati i lavori. Una cosa è certa: la proprietà si ritrova ora con un valore anche culturale incalcolabile che farà lievitare anche quello commerciale. I reperti diventano ancora più preziosi, ha sottolineato ieri Prosperetti, pensando che l’area del Quirinale dopo l’Unità d’Italia fu sottoposta a una poderosa urbanizzazione che spazzò via molti reperti arcaici.

 

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