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Se tutto va bene siamo rovinati

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Gli apprendisti stregoni che dovevano rialzarci in un anno già parlano, forse, del 2017 per un rallentamento della pressione

 

Che l’economia mondiale fosse “dopata”, lo sapevamo. Che a tirarne le fila, attraverso la finanza creativa, fossero le lobby di potere e le banche anche questo si sapeva.
Quello che, almeno fino a ieri sera, non si sapeva è che anche i principi della più elementare matematica stanno andando in vacca. Ma andiamo con ordine.
Siamo al centro di una delle più grandi crisi finanziarie mondiali, creata e “pasciuta” (gergo contadino, alias alimentata) dalle stesse istituzioni finanziare che oggi ne stanno pagando le conseguenze; ovvero, loro non le vogliono pagare e tentano in tutti i modi – leciti e meno leciti – di ribaltarle sugli Stati sovrani e Popoli. Questo, a ragion veduta è un dato di fatto.
Alchimisti di ogni estrazione e razza (FMI, BCE, Rating’s triade, EBA, ecc., ecc.) ci catechizzano sul come e dove poterne uscire; su un punto, almeno, sembrano tutti concordare: il quando. Non prima del 2017.

Fermo restando i fondamentali presenti sui mercati finanziari, può sembrare una data accettabile. Le cause, almeno in Italia, sono note e sotto gli occhi di tutti, restrizione del credito, difficoltà d’investimenti, burocrazia esasperante, una giustizia amministrativa da paleozoico, un’imposizione fiscale – sia sulle imprese sia sui lavoratori dipendenti – ai limiti del sopportabile, nessun taglio alla spesa (venefica) pubblica.
Al momento l’economia nazionale è in recessione.

 La matematica che centra con tutto questo? Centra nella misura delle rosee ipotesi di crescita e l’effettivo dis-valore dell’economia italiana.
Le previsioni più ottimistiche paventano, per l’Italia, un po’ di ossigeno non prima della fine del prossimo anno (2013); comunque una tendenza negativa per il prossimo triennio.
Il nostro presidente MM annunciava trionfalmente ieri, che entro il 2020 l’Italia avrà una ripresa intorno al 5% di PIL. Una crescita media annua del 2,4%, un bel risultato se fosse vero.

Quello che più sommessamente riportavano, o non riportavano, le agenzie erano gli annunci, meno trionfalistici, riguardanti:

a)     incertezza perdurante dei mercati finanziari;
b)    imposizione fiscale destinata a rimanere tale, almeno per i prossimi due anni;
c)     l’attesa (medio periodo: significa 2 / 3 anni) che le pseudo-riforme, attuate in questi mesi, ottengano gli effetti desiderati.

 Il dubbio che sorge, ed è veramente forte, è che ancora una volta si sbandierino traguardi irrealizzabili, almeno nelle condizioni attuali. Condizioni, ricordiamolo, verso le quali si sta facendo poco o nulla per variarle; in alcuni casi passivamente inattivi. Un’economia ferma, nel momento che riparte, ha la necessità di un medio periodo per produrre, verso se stessa e per il Paese, un circuito virtuoso.
Su quali presupposti si fondano le certezze della compagine governativa?  Non bastano e non ci possono bastare le buone intenzioni, le mezze e pure raffazzonate riforme e le non riforme.
Un’influenza si cura con l’aspirina generica; una qualsiasi più grave malattia si cura e si debella, con un protocollo mirato e opportuno rispetto allo stato generale del paziente.
La teoria dell’ottimismo non poteva andare bene con il precedente esecutivo; a maggior ragione non può “reggere” con questo.

 

 

 

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