
Una scoperta americana dimostra che le piroette mentali dei Frankenstein del pensiero sono solo sterili masturbazioni
Basta cercare scuse: il razzismo è nel nostro cervello, conficcato come una malattia congenita. Hai voglia a educare, istruire, dimostrare che non ha senso scientifico. Sta là, almeno per gli americani, e non si muove.
E’ la conclusione a cui è arrivata la televisione pubblica Pbs, con il documentario “Brains on Trial”, che descrive le applicazioni delle neuroscienze al sistema giudiziario criminale. Nel primo episodio la New York University ha condotto una ricerca molto rivelatrice, attaccando elettrodi intorno agli occhi dei soggetti studiati, per registrare le loro reazioni ad una serie di immagini. Una specie di “Arancia Meccanica”, ma a fin di bene. Il risultato lo ha spiegato la ricercatrice Elizabeth Phelps: «Abbiamo notato che gli americani caucasici si spaventano di più quando vedono un afro-americano, rispetto a quando vedono un bianco. E questo documenta una reazione emotiva non collegata alle attitudini razziali espresse in precedenza dai soggetti». In altre parole, alcune persone bianche che giuravano di non aver alcun pregiudizio o prevenzione razziale, quando sono state messe alla prova degli elettrodi hanno dimostrato di temere i neri. Razionalmente non pensavano di essere razziste, ma inconsciamente lo sono.
La spiegazione di questo fenomeno, secondo i ricercatori, sta nelle radici culturali del paese. Il passato schiavista, i conflitti che ne sono seguiti, la criminalità legata alle condizioni di vita dei neri, hanno creato nel cervello dei bianchi una specie di pregiudizio congenito che li porta automaticamente a temere i neri. E quindi ad essere razzisti nei loro confronti. Questa tendenza è spiccata negli americnai, più che in altre popolazioni, proprio per la loro storia.
Una ricerca naturalmente non basta a dare una risposta definitiva su un problema così complesso, però è un indizio che merita di essere studiato in maniera più approfondita. La cosa curiosa è che il risultato, per certi versi, ha dato speranza ai suoi analisti: se infatti il razzismo ha una radice che la scienza può individuare, forse la stessa scienza può aiutare ad estirparla. Una ricerca naturalmente non basta a dare una risposta definitiva su un problema così complesso, però è un indizio che merita di essere studiato in maniera più approfondita. La cosa curiosa è che il risultato, per certi versi, ha dato speranza ai suoi analisti: se infatti il razzismo ha una radice che la scienza può individuare, forse la stessa scienza può aiutare ad estirparla.
La spiegazione di questo fenomeno, secondo i ricercatori, sta nelle radici culturali del paese. Il passato schiavista, i conflitti che ne sono seguiti, la criminalità legata alle condizioni di vita dei neri, hanno creato nel cervello dei bianchi una specie di pregiudizio congenito che li porta automaticamente a temere i neri. E quindi ad essere razzisti nei loro confronti. Questa tendenza è spiccata negli americnai, più che in altre popolazioni, proprio per la loro storia.
Una ricerca naturalmente non basta a dare una risposta definitiva su un problema così complesso, però è un indizio che merita di essere studiato in maniera più approfondita. La cosa curiosa è che il risultato, per certi versi, ha dato speranza ai suoi analisti: se infatti il razzismo ha una radice che la scienza può individuare, forse la stessa scienza può aiutare ad estirparla.

