lunedì 18 Maggio 2026

Tra Trump e Xi un vertice globale?

Quali prospettive si aprono nella realtà

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L’incontro recentissimo fra Trump e Xi ha prodotto una serie di commenti grotteschi da parte degli “esperti”. Gli stessi che si affannavano a parlarci come di un dato acquisito di un “multipolarismo” invece impossibile, o ci parlano oggi dell’avvento del “bipolarismo”, oppure sostengono che il presidente americano si sia inchinato a Pechino.

Questo passa il convento in termini di opinionisti, politologi e commentatori politici!

In realtà non è accaduto nulla di nuovo

Trump è andato a trattare con la maggior controparte subito dopo essersi assicurato una serie di vantaggi momentanei, colti con il controllo del Venezuela e il blocco dello stretto di Hormuz.

Ma questa trattativa non ha prodotto granché: Pechino ha definito il colloquio come “nuova impostazione” dei rapporti bilaterali.

I due governi continueranno i negoziati (dicasi negoziati) su:

  • acquisti cinesi di prodotti energetici USA (petrolio e gas),
  • esportazioni agricole americane,
  • controllo dei precursori del fentanyl,
  • dialogo sull’intelligenza artificiale e sicurezza tecnologica

Washington ha richiesto un aumento degli acquisti cinesi di energia americana, inclusa la possibilità di forniture dall’Alaska, ma non ha ricevuto risposta.

Si è discusso di un possibile quadro di “reciproca moderazione” su Taiwan, però non è stato annunciato alcun accordo concreto.

Non si comprende dove i commentatori abbiano trovato elementi per parlare di svolte.
Nemmeno su Taiwan, che gli americani non si sono mai impegnati a difendere militarmente e che i cinesi intendono annettere entro il 2049, ovvero non necessariamente domani.

È clamoroso come i commentatori inseguano sempre schemi datati e scenari sensazionalistici.

Eppure è chiaro fin dagli anni novanta

che se si è in presenza di un’egemonia mondiale americana, questa non è mai stata un “unipolarismo” e che l’ascesa cinese che suggerisce un confronto “bipolare” tra le due potenze, deve tener conto della mondiale “interdipendenza” e della fluidità dei rapporti tra i players che li vedono ora alleati, ora rivali tra loro su diversi scenari.
“Multiallineamento” lo definiscono gli indiani.

In un mondo così concepito, gli USA devono attirare e respingere al tempo stesso i cinesi e giocare con tutti gli altri players (UE, India, Giappone, Russia, Turchia, Israele, Petromonarchie) per farli rivaleggiare tra di loro mantenendoli subordinati ad essi, così come detta la “Dottrina Brzezinski”.

Ventiquattro anni fa in Nuovo ordine mondiale tra imperialismo e Impero

scrivevo: “L’orrore, la disintegrazione delle identità e delle culture, la degradazione al livello bestiale, possono paradossalmente verificarsi addirittura più per un fallimento dei dirigenti mondialisti che per un loro successo”.

Proseguivo con: “La superpotenza tecnologica e politica degli Stati Uniti controllata dai capitali orientali potrà finire con il produrre un sistema uniformato, In questo quadro l’America senza volto e civiltà finirebbe con l’affidare la gestione psichica del mondo ai suoi partners dell’Est. Per ricoprire questo ruolo sono perfettamente funzionali i cinesi. (…) essi vantano sia la mentalità sia le abitudini plurisecolari adatte a far funzionare un immenso formicaio mondiale assorbendone tutte le scosse. Sono infatti adusi da millenni a vivere in sistemi di massa particolarmente dispotici ed i loro parametri mentali, sia in relazione all’esistenza che alla politica o all’economia, se a noi appaiono particolarmente robotici, sono però ottimali per un gestione fredda, funzionale ed infanticida financo maniacale”.

Ventiquattro anni dopo tali mie considerazioni, Washington è al tempo stesso attratta e intimorita da questa prospettiva con la quale deve fare i conti.

Prospettavo un’alternativa

in gran parte abortita per l’insufficienza delle classi dirigenti europee e per la scelta scellerata dei russi che, pretendendo di voler tornare ad essere una potenza imperialista, hanno finito col servire Washington e Pechino ai danni nostri e loro. Si trattava dell’ormai defunta intesa tra Europa e linea eurasiatica del Cremlino di allora.

Sempre nello stesso libro scrivevo: “Gli europei, se saranno riusciti a salvaguardarla, in quel frangente potranno imporre la propria pienezza culturale. Gli asiatici risponderanno con la loro plurimillenaria idea del vuoto come fondamento di tutte le cose”.

E ancora: “L’Europa potrà provare a svolgere un ruolo di compensazione nell’evoluzione del sistema mondiale tenendo testa, alla guida di una coalizione di culture e nazioni, ad USA e Cina”.

Il frangente è particolarmente favorevole

Non nel senso che l’Europa – come Unione o come alleanza tra Stati – possa diventare a breve una potenza militare in grado di rivaleggiare con Pechino e Washington, ma in quello di moltiplicare gli accordi plurilaterali che ne garantiscono la centralità politica, diplomatica e perfino economica, mentre persegue la trasformazione tecnologica.
Il confronto che ha luogo tra intesa e ostilità tra le due superpotenze ci è in questo favorevole perché, per un certo tempo, entrambe avranno comunque bisogno di noi e potremo perfino sparigliare le carte.

Anche se gli “esperti” non lo hanno notato, da sei anni in qua in Europa si è iniziato a correre su tutti questi piani e, soprattutto, si sono stabiliti accordi così ampi con Giappone, India, entroterra eurasiatico, Canada, Singapore e verso l’Africa, riprendendo a occuparci dell’America Latina, che diventa possibile ricoprire lo stesso ruolo che, durante la “guerra fredda” ebbero i “paesi non allineati”.

Una vera e propria Terza Posizione, dal punto di vista delle politiche internazionali.

Non, ovviamente, da quello della politica interna, sociale e culturale Su tutto questo c’è da lavorare e molto.
Chiaramente è la cosa più difficile a questo grado di sviluppo capitalistico mondiale, ma le cose sono così legate tra di loro che sono destinate ad agire reciprocamente.

Un’Europa agguerrita

e da Terza Via, deve finire con l’esporre al suo interno una cultura politica da Terza Posizione, e viceversa.

Questa è la buona notizia che ci viene dal vertice mondiale di Pechino, tutto sta nel recepirla.

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